Villa Leopardi Diuttajuti

Il Casino su via Nomentana … era il nucleo di Villa Leopardi Diuttajuti il cui giardino anteriore è scomparso per l’allargamento di via Nomentana e quello posteriore è oggi un parco pubblico: Villa Leopardi.

MAPPA della Zona Trieste 5 (quartiere Africano)  

Villa Leopardi Diuttajuti, un esempio di residenza di fine Ottocento, frutto della trasformazione di un’area agricola in “giardino di delizie”, e faceva parte del gruppo di ville che lungo la via Nomentana contribuirono a farne a inizio Novecento una delle più belle e paesaggistiche zone del suburbio romano. Come le vicine villa Blanc e villa Anziani, ha subito una notevole riduzione del giardino per la lottizzazione del parco e per l’allargamento di via Nomentana, ma risulta a tutt’oggi una delle ville in quell’area meglio conservate.

La zona, destinata fin dal Medioevo ad attività agricole e produttive, presenta per quasi tutto l’Ottocento solo alcuni modesti manufatti che non rivelano alcun carattere residenziale. Nel 1874 il conte Leopardi Dittajuti acquista la vigna all’asta pubblica  della proprietà (già in enfiteusi a Marco Elevati) dei Padri Agostiniani di S. Maria del Popolo, svolta in applicazione delle
leggi di dismissione del patrimonio degli enti ecclesiastici.

I conti Leopardi Dittaiuti fanno parte dell’agiata nobiltà terriera marchigiana legata, appartengono al ramo secondogenito della famiglia Leopardi di Osimo e non sono parenti dei Leopardi di Recanati, la famiglia di Giacomo Leopardi.

La proprietà acquistata dai Leopardi era inizialmente rustica, segnata da case ad uso del vignarolo, da una vaccareccia, ma anche da un piccolo fabbricato vicino la via Nomentana, classificato già nella Guida Monaci del 1891 come “osteria”. E’ la “trattoria alla città di Cetinje” al civico 399, gestita da Nicola Massi e aperta fino al 1935. Il Massi, di origine marchigiana come i conti Leopardi, era anche proprietario del lotto sulla via Nomentana successivo a quello dei Leopardi. Su questo dapprima restaura un vecchio fabbricato e poi costruisce un nuovo villino nel 1913 e un altro nel 1924.

La trasformazione della vigna dei Leopardi in residenza signorile inizia nel 1886 con la richiesta di licenza per costruire, firmata dall’arch. Piero Guidi, una casa di abitazione, un capannone dormitorio e successivamente una recinzione in ferro e ghisa su progetto dell’ing. Giuseppe Miscia di Osimo. Nel 1905, sotto la direzione dello stesso architetto, iniziano i lavori di costruzione della casina padronale in prossimità di via Nomentana. Quattro anni più tardi, è presentato un progetto di ampliamento per realizzare un villino, su progetto dell’ing. Carillo Garavaglia controfirmato dall’ing. Miscia, . L’edificio è realizzato in stile neo-medievale con un loggiato d’ingresso sul fronte della Nomentana e un corpo elevato in altezza a mo’ di torre. Le facciate, specialmente quella principale, sono movimentate da una profusione di elementi decorativi, cornici, archi, colonne, balaustre e stucchi secondo il gusto eclettico dell’epoca.

Altri interventi edilizi di minor rilievo interessarono in seguito la villa che, sottratta alla speculazione edilizia e vincolata a parco pubblico fin dagli anni cinquanta del Novecento, dopo varie vicende che la vedono oggetto di insediamenti abusivi, è espropriata nel 1976 e il suo giardino diventa il parco di Villa Leopardi, apert alla cittadinanza dopo il 1977.

Il villino aveva un piccolo giardino antistante che lo divideva dalla strada. Ispirato allo stile detto gardenesque con viali tortuosi e aiuole irregolari, è oggi scomparso per l’ampliamento di via Nomentana. Il parco retrostante presenta un aspetto boscoso, in cui prevalgono conifere e lecci. Di quella sistemazione, oltre a numerosi alberi, sopravvivono una piccola fontana in cemento nei pressi della palazzina, con una vasca esagonale con al centro delle colonnine che sorreggono un seconda vasca esagonale, e le cancellate d’accesso in ghisa e ferro battuto.

Nel 1913 è realizzata una scuderia-garage su progetto dell’ing. Decio Costanzi (recentemente restaurata ed adibita a Biblioteca Centro Culturale del Comune). Con il tracciamento delle strade del quartiere Africano il parco della villa perde una significativa estensione di terreno, in particolare con il tracciamento di via Makallè, un piccolo pezzo del parco è diventato il Giardino pubblico di via Makallè.

Nel frattempo la villa diventa un albergo e poi una casa per appuntamenti fino a quando, nel 1976, gli edifici e il parco e sono espropriati dal Comune di Roma e apre il giardino pubblico di Villa Leopardi. il casino è trasformato prima in sede del Municipio e successivamente in comando dei vigili urbani, mutando radicalmente destinazione d’uso e perdendo quindi, almeno negli interni, le iniziali caratteristiche residenziali.

Alla fine degli anni Novanta i vigili vanno via e da allora il Casino Nobile della villa è in completo abbandono. Nel 2006 il casino è stato assegnato in concessione alla Schneerson, una fondazione legata al mondo ebraico, per la realizzazione di un asilo. Ma la concessione da parte del Comune è rivendicata, davanti al TAR del Lazio, anche dalla Comunità Ebraica romana e tutto èbloccato per anni. A fine 2017 il Comune ha emesso un bando per chiedere idee di possibili utilizzi alle associazioni no profit del quartiere (http://parioli.romatoday.it/salario/forte-antenne-villa-leopardi-avviso-pubblico.html)

I commenti sono chiusi