Francesco Trombadori

Francesco Trombadori (1896-1961) nasce a Siracusa e si trasferisce a Roma verso il 1907, per seguire i corsi della Scuola libera del nudo e dell’Accademia di Belle Arti, avendo come maestro Giuseppe Cellini e come compagni di corso Cipriano Efisio Oppo, Amerigo Bartoli, Mario Broglio e Virgilio Guidi.
Con il nome d’arte di Franz Trombatore d’Ortigia, nel 1911, inizia l’attività espositiva nel foyer del Teatro Comunale di Siracusa. A Roma prende parte alle mostre della Secessione ed è assiduo frequentatore della Terza saletta del Caffé Aragno, luogo dove incontra il pittore divisionista Enrico Lionne, del quale, inizialmente, segue la maniera; in questi anni modifica il proprio nome in Trombadori. Allo scoppio della prima guerra mondiale è richiamato in guerra come tenente e combatte sul Monte Calvario, vicino Gorizia dove, nel 1916, viene ferito al braccio sinistro.

Nel dopoguerra è nuovamente a Roma enel 1919 si stabilisce nello studio n. 12 a Villa Strohl-Fern, che sarà la sua casa per tutta la vita. Villa Strohl Fern è allora un luogo fervido di incontri e residenza di molti artisti e intellettuali italiani e stranieri. Torna a frequentare la saletta del Caffè Aragno ed è in contatto con gli scrittori della “Ronda” che la frequentano; studia la pittura antica sulla scia del dibattito suscitato tra gli artisti dagli articoli pubblicati sulla rivista “Valori Plastici”, fondata dall’amico pittore Mario Broglio.

Trombadori inaugura in questi anni un nuovo corso della propria pittura, pervenendo ad un proprio stile, già apprezzabile nelle opere inviate nel 1923 alla Seconda Biennale romana, dove espone insieme a Cipriano Efisio Oppo e agli artisti accolti dalla critica come “Neoclassici”. Nello stesso tempo inaugura un’importante attività di critico, svolta sin dalla metà degli anni Venti con articoli e recensioni per “Il Mattino” di Napoli e le riviste “Gente nostra” e Circoli”. Attraverso la riflessione sull’antico, dalle prime tele ricche di suggestioni divisioniste, passa presto a opere d’intonazione neoclassica e purista, con le quali è invitato alle mostre del “Novecento”, in Italia e all’estero (Buenos Aires, Stoccolma, Oslo, Baltimora), nonché alle Biennali di Venezia, alle Biennali romane, alle Quadriennali e a diverse Sindacali, dando seguito ad una stagione di intenso lavoro, coronata nel 1938 dalla pubblicazione della monografia presentata dal poeta Adriano Grande, un periodo presto interrotto dall’entrata in guerra dell’Italia, nel 1940.

Nel 1944 il pittore è arrestato dalla banda Koch, imprigionato nel carcere della Pensione Jaccarino e sottoposto a violenze e a minacce di morte per strappargli notizie sul figlio Antonello, giornalista e critico d’arte, in clandestinità a Roma nei GAP (Gruppo Azione Patriottica).

Finita la guerra, riprende a esporre con la mostra “Arte contro la barbarie” e prosegue nella propria ricerca pittorica, da ora incentrata su un’originale e raffinata lettura del paesaggio in chiave neometafisica.
Negli anni Cinquanta tiene mostre personali alla Galleria del Pincio, alla Tartaruga e alla Galleria Russo, e prende parte a diverse rassegne d’arte e a premi, nell’ambito dei quali le sue opere sono notate dalla critica e spesso vengono acquistate. Ne 1961 si spegne nella sua casa-studio a Villa Strohl Fern.

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