Mario De Bernardi, l’ultimo volo

Sulla facciata in via Panama una targa in memoria di Mario De Bernardi che li abitò, pilota detentore di parecchi record mondiali ai tempi in cui l’aviazione italiana era tra le prime nel mondo.

Il mattino dell’8 aprile 1959 all’Aeroporto dell’Urbe, c’è la presentazione di un aereo della società tedesca Dornier. Con una serie di acrobazie, il pilota collaudatore dimostra con grande efficacia agli spettatori presenti, autorità civili, politiche e militari, le notevoli doti del velivolo che, tra l’altro, era in grado di decollare e atterrare in breve spazio.Se la giornata si fossa conclusa come previsto, tutto sarebbe stato dimenticavo nella dolce apatia della primavera romana. Ma non fu così e accade qualcosa che rende quella giornata tragicamente e indimenticabile per tutto il mondo aeronautico.

Il pilota si chiama Mario de Bernardi, un anziano signore con ormai pochi capelli bianchi sul capo, che vuole esibire in volo un suo piccolo monoposto che ha emblematicamente chiamato “Aeroscooter”. E’ è una specie di motoretta del cielo che, se i luoghi d’atterraggio fossero più numerosi, si potrebbe usare per spostarsi da un paese all’altro della stessa provincia. “E’ docile come un cane da caccia. Consuma pochissimo” dice lo stesso De Bernardi che vuole ricordare alle autorità civili e militari che è in attesa di un aiuto per avviare la produzione in serie di questa sua motocicletta dell’aria che è richiesta da molti paesi esteri e in particolare dall’Australia, dove i grandi spazi aperti le avrebbero consentito di sostituire proficuamente il cavallo.

Salito sul suo Aeroscooter, fra la curiosità degli spettatori, decolla in uno spazio molto ridotto, si porta in quota e inizia a svolgere il suo repertorio acrobatico, come solo un grandissimo pilota sa fare. Ma dopo un bellissimo avvio le manovre cominciano a farsi meno sicure, poi l’aeroplano all’improvviso si impenna e vira di colpo per portarsi sulla pista, dove atterra un po’ troppo veloce. Il velivolo si ferma con l’elica in movimento e non procede verso gli hangar e il pilota non ferma il motore nè scende a terra.

Il personale dell’aeroporto comprende che doveva essere successo qualcosa e corrono verso l’aeroplano dove scoprono che il pilota è morto, stroncato da un infarto. Aprono con un ferro il tettuccio dell’abitacolo e portano poi a braccia il corpo inerte verso una “campagnola” dei vigili del fuoco ferma a lato della pista che parte subito con la sirena accesa verso l’ospedale San Giacomo. Ma per lui non c’è nulla da fare. Il comandante Mario de Bernardi muore così a sessantasei anni, su un aereo, esattamente come come avrebbe voluto.

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