Collezione Castellani

La Collezione Castellani costituisce uno dei più importanti nuclei antiquari del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Donata allo Stato nel 1919, è composta da più di seimila oggetti interi oltre a innumerevoli frammenti: ceramiche, bronzi e materiali metallici, terrecotte, vetri, avori, oreficerie antiche, cui si affiancano quelle moderne, frutto della lunga attività di orafi dei Castellani: raffinati gioielli otto e novecenteschi, realizzati in parte con materiale di scavo etrusco, greco e romano, e firmati con la doppia C, il prestigioso marchio della famiglia di orafi. La Collezione è avviata a inizio Ottocento dal capostipite della famiglia, Fortunato Pio, e portata avanti da due dei suoi figli: Alessandro e, soprattutto, Augusto. Dopo la morte di Augusto è il figlio Alfredo, ultimo erede e cultore delle glorie familiari, che riesce a perfezionare la cessione al Museo di Villa Giulia, dove la Collezione è oggi proposta in un allestimento che tiene conto dei criteri e del gusto antiquario che furono all’origine della sua formazione.

Esposta nella cosiddetta Sala degli Ori, la collezione è tornata visibile al pubblico nel 1999 alla vigilia del Giubileo, dopo un singolare furto avvenuto nella Pasqua del 2013 nel Museo di Villa Giulia. I ladri incappucciati, armati di ascia e fumogeni, rubano gli ori della Collezione: 27 raffinati gioielli ottocenteschi per un valore che supera i 3 milioni di euro, realizzati in parte con materiale di scavo etrusco, greco e romano, e firmati con la doppia C, il prestigioso marchio della famiglia di orafi. Il furto era stato commissionato da una ricca signora russa a un antiquario romano, tipica figura di intermediario di ultima generazione, senza negozio e legato al web, e i gioielli sarebbero dovuti essere trasportati all’estero. La committente, individuata già nei primi giorni di indagine, è fermata e identificata a Fiumicino, in partenza per San Pietroburgo con la figlia dell’antiquario, e ha in borsa un catalogo con gli ori dei Castellani. Nel suo iPhone le forze dell’ordine trovano le foto della sala del museo in cui è avvenuto il furto con tutti i particolari del sistema di sorveglianza. I ladri, un gruppo di pregiudicati di Aprilia, tentano di vendere la refurtiva rimasta nelle loro mani e alla fine quasi ci riescono. Lo scambio, che doveva avvenire di notte in un bar della via Portuense, è interrotto dai Carabinieri. Poi, come in un film, la fuga su una Punto e il lancio in strada di una busta con sette dei pezzi rubati. Il resto viene recuperato in seguito.

I Castellani sono una famiglia di gioiellieri romani famosi per aver lanciato in Europa la moda del gioiello archeologico e che all’epoca erano popolarissimi. I Castellani sono stati per oltre un secolo, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, fornitori di gran moda di ricche signore borghesi, grandi aristocratici, reali, tanto che molti degli oggetti usciti dalla loro bottega sono in mostra nei più importanti musei del mondo, dal Louvre al British Museum, come la superba parure con cammei donata dal re di Grecia, nel 1906, alla moglie del primo ministro francese o i due orecchini o la spilla raffigurante la battaglia di Dogali.

Il capostipite della famiglia è stato Fortunato Pio Castellani (1794-1865) romano, amico di Michelangelo Caetani duca di Sermoneta che lo introduce nella società colta e internazionale che in quegli anni frequentava Roma. Fortunato ha bottega di gioielleria a via del Corso e nel suo lavoro si ispira a modelli antichi cogliendo un grande successo. Fonda anche una scuola per orafi presso l’Università degli Orefici in Roma a Sant’Eligio. Fortunato ha due figli: Alessandro, romantica figura di patriota che, costretto all’esilio, continuerà la sua attività di antiquario dapprima a Parigi poi a Napoli, e Augusto.

Augusto Castellani (1829-1914), oltre che creatore di gioielli diventa un esperto restauratore e si guadagna presso gli studiosi del tempo e una clientela internazionale fama di collezionista e mercante antiquario fine conoscitore delle antiche memorie storiche. Nel 1861 investe una somma cospicuo nell’acquisto di un fondo di reperti etruschi (soprattutto vasi e gioielleria) provenienti da Cerveteri, che in parte riesce a rivendere, saldando così il debito iniziale ed entrando alla grande nel giro del commercio antiquario internazionale. Il laboratorio, che nel 1854 era stato spostato a piazza Poli, si trasferisce nel 1869 a piazza di Trevi. In ognuna delle sedi, lo “studio di ricevimento” ospitava collezioni di ori antichi accostate alle creazioni di Castellani, la cui bottega ebbe tra i propri clienti Vittorio Emanuele II e Federico III di Prussia. Il suo obiettivo strategico in questa attività è principalmente quello di incrementare la propria collezione “che deve restare a Roma“, come lui stesso dice in un momento in cui centinaia di reparti vengono scavati e venduti all’estero. Al momento dell’Unità d’Italia, Augusto Castellani partecipa attivamente all’instaurazione della nuova capitale ed è membro fondatore della Commissione archeologica comunale (che in quegli anni di febbre edilizia ebbe a disposizione una impressionante quantità di nuovi reperti, e una intera politica culturale da creare, in materia di archeologia romana). Fa cospicue donazioni ai Musei Capitolini, dei quali è nominato direttore onorario, e  nel 1872, fonda il Museo Artistico Industriale di Roma, sul modello degli analoghi di Parigi e Vienna.

Alfredo Castellani (1856-1930) è avviato alla carriera di orafo dal padre e dal nonno e produce celeberrime opere in stile antiquariale recuperando modi e tecniche della tradizione orafa etrusca e romana.  Il trionfo dell’art nouveau decretò la fine del gusto Castellani nell’oreficeria, ma grazie ad Alfredo nasce la grande collezione pubblica. Fu Alfredo, infatti che, memore delle dispersioni già verificatesi, anche con la successione dello zio Alessandro, per onorare la volontà paterna volle fortemente che la collezione di Augusto Castellani fosse ceduta allo Stato; cosa che accadde, non senza difficoltà, nel 1919, con l’esplicita condizione che la collezione dovesse essere mantenuta integra – cioè esposta integralmente in un unico ambiente, e comprendendo sempre anche i gioielli moderni prodotti dai Castellani sulle orme di quelli antichi. Quest’ultima condizione posta dalla famiglia chiarisce bene come la collezione Castellani, oltre ad essere una cospicua nella tomba che fece realizzare per la famiglia. E’ lui che che dona al museo di Villa Giulia la straordinaria Collezione Castellani.

Alfredo Castellani costruisce la sua cosa a Monti Parioli, il Villino Castellani, in una splendida posizione che domina la piana del Tevere tra Monte Mario e Villa Glori.

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