Villino Pantanella

Il Villino Pantanella, oggi demolito, sorgeva in via Cavalier d’Arpino 5, sul Monti Parioli, sopra viale Maresciallo Pilsudski, in una posizione dalla qualesi ammira uno splendido panorama sulla la valle del Tevere dal Gianicolo a Monte Antenne.

Il villino era stata costruito del 1937, di M. Paniconi, G. Pediconi e fu demolito negli anni ’60 del Novecento su un lotto non molto grande (non raggiungeva i 600 mq), caratterizzata da un forte dislivello.

Furono proprio questi due elementi, cioè il panorama e l’orografia, a determinare la conformazione dell’edificio che doveva comprendere due soli appartamenti, uno riservato al proprietario, l’altro destinato all’affitto. In pratica si trattava di progettare una casa a ville sovrapposte. Lo schema planimetrico scelto fu a L, in modo da sfruttare meglio l’esposizione del lotto.

L’alloggio del proprietario si sviluppava su 3 piani (il seminterrato, il piano terreno e il primo piano) con uno spazio estremamente articolato. In particolare il piano terreno era disposto su tre livelli differenti il più basso dei quali, dove era sistemato il soggiorno, si affacciava sull’ambiente del bar che, pur essendo al livello del seminterrato, si apriva, per il gioco delle quote, direttamente sul giardino. Una grande finestra denunciava all’esterno questa doppia altezza.

L’alloggio superiore comprendeva invece gli ultimi due piani (con il secondo occupato da uno studio) e poteva quindi utilizzare come spazio all’aperto la terrazza di copertura dell’edificio.

Demolito negli anni Sessanta, il villino Pantanella testimoniava di una ricerca architettonica molto vicina al lessico del razionalismo europeo e in particolare al lavoro di Le Corbusier. Ma il villino fu costruito in piena autarchia, in muratura portante, senza impiego di ferro. Malgrado questo vincolo che, unito alla enfasi imperiale del regime, che tante sconfitte costò in quegli anni all’architettura moderna in Italia, Paniconi e Pediconi riuscirono a progettare un edificio dichiaratamente moderno sia nell’impostazione che nel risultato formale.

Bibliografia essenziale

  • “Guida all’architettura moderna. Roma. 1909-2000”, di Tullio Ostilio Rossi
  • «Architettura», gennaio 1938; «Domus», n. 123, marzo 1938;
  • «L’Architecture d’aujourd’hui», febbraio 1939;
  • Architettura moderna in Italia, pp. 90-91 e 488-89;
  • B. Moretti, Ville, Hoepli, Milano 1942, pp. 118-21;
  • Lo studio Paniconi e Pediconi 1930-1984, pp. 76-79.

Nei dintorni puoi vedere: Ambascia di Bulgheria, Ambasciata di Danimarca, Ambasciata della Serbia, Arco Oscuro, Cappella del Sacro Cuore, Casa del Maresciallo, Casina del Curato, Catacombe di S.Valentino, Horto Asperula, Largo Belgrado, Madonna della Divina Provvidenza, viale Bruno Buozzi, via Cavalier d’Arpino, via Francesco Jacovacci, Via deiMonti Parioli, Viale Pilsudski, Via di SanValentino, Vicolo dell’Arco Oscuro, Villa Balestra, Villa Castellani, Villa Centurini, Villa Dufour, Villa Elia, Villa Maraviglia, Villa Nuova Officina, villa Scrivano, Villa Serena, Villino in via Dolci 10, Villino in via Dolci 3

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