Santa Maria dei Sette Dolori

La chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori e l’attiguo Monastero delle Religiose Oblate agostiniane sono a Trastevere, sulle pendici del Gianicolo, con ingresso in via Garibaldi 27.

Il complesso si presenta con una facciata incompiuta, realizzata in mattoni grezzi e articolata su linee concave e convesse, con un’accentuata concavità nella zona mediana, racchiusa tra due avancorpi a spigolo.  La chiesa,  disposta con un asse parallelo alla facciata, occupa la metà sinistra della costruzione mentre la parte del monastero verso destra, acquistata da privati, è stato trasformata in albergo.

Il portone dà accesso ad un vestibolo a pianta centrale mistilinea ispirata ad alcuni ambienti di Villa Adriana a Tivoli.  La chiesa ha una pianta rettangolare ad angoli smussati, con due piccole rientranze semiellittiche sulla metà a formare un atrofizzato transetto.  Singolare è la forma dell’altare maggiore, sormontato da due volute.  In chiesa è presente una pala con Sant’Agostino e il mistero della Trinità, opera giovanile di Carlo Maratta, e nel convento una tela di Marco Benefial.

Il monastero ammetteva alla vita religiosa le giovani di nobile famiglia ma di salute cagionevole: le oblate, infatti, osservavano una regola mitigata, approvata dal papa Alessandro VII nel 1663.  Le oblate tenevano un educandato destinato alle figlie dei nobili decaduti e si dedicavano alla preparazione dei fanciulli alla prima comunione.  Dal 1969, la comunità delle Oblate agostiniane di Santa Maria dei Sette Dolori è unita all’istituto delle suore oblate del Santo Bambino Gesù.

La costruzione della chiesa di S. Maria dei Sette Dolori e dell’attiguo Monastero ebbe inizio nel 1642 per volere di Camilla Virginia Savelli, moglie di Pietro Farnese.  Dal 1643, assume la guida del cantiere Francesco Borromini che esegue integralmente l’estroso vestibolo, a pianta ottagonale e pareti convesse, e imposta l’aula di preghiera a nave singola rettangolare disposta in asse con il prospetto (poi alterata in molte sue parti nel XIX secolo).  Nel 1646, Borromini abbandona l’impresa, travagliata da continue difficoltà economiche, lasciando incompiute le volte e gran parte dei quartieri monastici.  Fino al 1667 prosegue i lavori G. Battista Contini, che termina la realizzazione della facciata.

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