Goethe a Roma

Arrivato a Roma il 30 Ottobre del 1786, Johann Wolfgang von Goethe si stabilisce presso la casa di un pittore tedesco J.H.Tischbein, in via del Corso, in un palazzo che ospitava anche altri artisti tedeschi. 

Nei suoi itinerari romani, Goethe descrive minuziosamente le sensazioni provate, prendendo appunti, scrivendo lettere, mettendo sui fogli l’ascolto della sua anima e della sua mente.

Dopo piazza del Popolo, si spinse diverse volte lungo la via Flaminia, nota a quei tempi, poiché portava verso il nord, e l’Acqua Acetosa. Di questo percorso Goethe disse: “Seppi per certo che Roma era mia … dopo aver varcato  l’arco”.

Una sua tappa forzata fu Villa Medici al Pincio, dove si rifugiò in una notte di temporale improvviso.

Un altro segno dei suoi numerosi passaggi nella capitale lo troviamo al Caffè Greco, allora chiamato “Caffè dei tedeschi”.  Era un rifugio, un punto di riferimento per artisti e letterati che amavano la calda intimità di quel locale per scambiarsi le loro impressioni politico-letterarie.

È al suo intervento diretto con il papa Pio VI che dobbiamo la visione dell’obelisco di piazza Montecitorio.  Nei  suoi scritti c’è questo appunto:  “Questo antichissimo e bellissimo fra i monumenti giace ora infranto e sfigurato su alcune facce… eppure è ancora lì. Voglio far prendere l’impronta di una sfinge situata sulla cima, tanto più che corre voce che il papa voglia rimetterlo in piedi, e allora i geroglifici diventeranno inaccessibili.”

Non troviamo invece alcun cenno alla Fontana di Trevi, che, seppur visitata da Goethe, ci riporta alla conoscenza del suo poco interesse per l’arte barocca, il suo indirizzo si riversava principalmente verso l’antico.

A tal proposito dai suoi scritti deduciamo questa ostilità, poiché egli così si esprimeva:  “È una dura e contrastante fatica quella di scovare pezzetto per pezzetto, nella nuova Roma, l’antica, eppur bisogna farlo, fidando in una soddisfazione finale impareggiabile. Si trovano vestigia di una magnificenza e di uno sfacelo che superano la nostra immaginazione. Ciò che hanno rispettato i barbari, l’hanno devastato i costruttori della nuova Roma”.

Il 3 Novembre del 1786, egli fece visita al pontefice presso il Quirinale:  “La piazza davanti al Palazzo ha qualcosa di affatto inconfondibile, irregolare com’è, eppur grandiosa e armonica. Ed eccomi finalmente davanti alle statue di Castore e Polluce.”

Spesso Goethe era solito leggere passeggiando: in genere i suoi percorsi preferiti erano i Giardini farnesiani sul Colle Palatino.

Di Roma, Goethe aveva colto i lati più belli, più significativi, più intensi per dare sensazioni al suo cuore sempre alla ricerca di qualcosa che calmasse la sua inquietudine.  I colori di via del Corso, i cocchi che la domenica specialmente animavano la città, suscitavano in Goethe un senso di vitalità non comune.  Anche il Campidoglio, spesso, vedeva Goethe passeggiare, in quanto era una delle sue mete preferite.

Da Roma egli partì il 1 Marzo del 1788, lasciando una forte impronta di nostalgia e rammarico.  “Noi non conosciamo le persone quando vengono da noi; dobbiamo andare noi da loro per sapere quel che sono” (J. Wolfgang Goethe).

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