Quartiere Parioli nell’antichità

Questa pagina costituisce un approfondimento della pagina Quartiere Parioli e offre un quadro storico-topografico di questa area, da Monte Antenne alla piana alluvionale su cui oggi sorge l’Auditorium.

La valle tiberina è caratterizzata, fin dall’epoca protostorica, dalla commistione fra differenti popolazioni: quella etrusco-capenate, attestata sulla sponda destra del fiume, e quella sabino-latina, insediata sulla sinistra. Gli scambi economici e culturali tra i popoli sono facilitati proprio dalla presenza delle vie d’acqua che permettono il collegamento tra il settentrione e il meridione della penisola.

Il territorio della riva destra del Tevere subisce l’influenza della potente città etrusca di Veio, in competizione con Roma per il controllo della valle inferiore del fiume fino alla stessa foce; con questo obiettivo Veio strinse una rete di forti alleanze con i centri vicini, tra cui quello etrusco di Falerii e quello latino di Fidenae. Il conflitto si concluse con la vittoria di Roma, che prima conquistò Fidenae nel 435 a.C., e poi assoggettò Veio nel 396 a.C. dopo un assedio condotto da M. Furio Camillo durato dieci anni. La Sabina tiberina, dopo un periodo di ostilità con Roma alla fine dell’età regia, venne gradualmente assorbita nella sfera di influenza romana, fino alla concessione della cittadinanza nel 268 a.C., a seguito della sottomissione della Sabina interna, al termine della III guerra sannitica.

Dell’agro sabino-latino il centro più vicino a Roma era quello di Antemnae, situato in posizione strategica su una collina che dominava la confluenza del Tevere con l’Aniene, attualmente occupata dal parco di Villa Ada; secondo le testimonianze antiche la città avrebbe derivato il nome proprio dalla sua ubicazione “ante amnem“. Purtroppo i lavori per la costruzione del forte tardo-ottocentesco hanno condotto alla distruzione del sito, parzialmente recuperato da documenti d’archivio e da recenti indagini archeologiche. La documentazione disponibile testimonia la presenza di un centro abitato fin dalla metà dell’ottavo secolo a.C., particolarmente fiorente fino ai primi decenni del V secolo a.C. Tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C. la città, ormai divenuta un avamposto di Roma, venne dotata di una possente cinta fortificata, realizzata in blocchi di cappellaccio, conservata fino a 7 metri di altezza, che racchiudeva un’ area di circa 13 ettari. Numerosi elementi decorativi in terracotta, tra i quali una splendida antefissa raffigurante la testa di Giunone Lanuvina, testimoniano la presenza di un tempio di epoca tardo-arcaica, la cui esistenza è documentata per tutta l’età repubblicana.

A partire dal III secolo a.C. è attestata la decadenza della città; in questo contesto è importante sottolineare che, dopo la conquista romana, molti centri della valle tiberina decaddero gradualmente, fino ad arrivare, come nel caso di Antemnae, a una riduzione a proprietà privata. Il centro, infatti, venne progressivamente abbandonato per lasciare il posto, intorno alla fine del I secolo a.C., alla costruzione di una imponente villa privata; è suggestiva, a questo proposito, la coincidenza con la testimonianza di Strabone che, in età augustea, descrive la città ridotta ad un piccolo borgo.

In questi anni il quadro delle conoscenze del suburbio settentrionale di Roma in epoca arcaica e repubblicana, finora piuttosto carente, si è arricchito con il rinvenimento del pluristratificato complesso edilizio rinvenuto nell’area dell’Auditorium e denominato Villa Romana dell’Auditorium. Al quale si è aggiunto il fortunato ritrovamento, presso piazza Euclide, di una grande fontana dedicata alla ninfa Anna Perenna. La successione delle edificazioni nel sito dell’Auditorium scandisce le fasi più importanti dell’occupazione del territorio suburbano tiberino, che trovano stimolanti riscontri con le testimonianze dalle fonti letterarie pervenute, La primitiva divisione dell’area suburbana in tribù rustiche, corrispondenti a distretti territoriali affidati a liberi cittadini e non controllati dalle gentes patrizie, tradizionalmente attribuita a Servio Tullio, trova una suggestiva verifica nella più antica fattoria edificata nel sito intorno alla seconda metà del VI sec. a.c., inserita nell’ ambito della tribù Pollia.

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