Quartiere delle fate

Il quartiere delle fate è un breve racconto tratto da Isole. Guida vagabonda di Roma di Marco Lodoli che parla del quartiere Coppedè.

“…  sono tours de force massacranti, si rimbalza da una parte all’altra incollando affannosamente cupole a rovine, piazze ad affacci panoramici, chiostri silenti a scalinate. Si comincia alle otto di mattina, galoppando freschi e baldanzosi, e si trotta fino a notte fonda, trascinando gambe di marmo.
Questi amici sono indistruttibili, curiosi come scimmie, gettano un’occhiata vorace su capolavori che non basta una vita ad apprezzare e già sono pronti a vedere altro, a vedere tutto. «Allora, si va?» domandano frementi, e via, tocca andare, perché l’ospitalità è sacra e perché in fondo vorremmo stupirli in ogni modo. Vogliamo che al momento della partenza (mancano ancora parecchie ore, maledizione) ci abbraccino grati e confessino: non credevo che Roma fosse tanto bella. Un assaggio di qua, un morso di là, cento sguardi veloci e finalmente si è fatta notte. Noi abbiamo recitato la nostra parte al meglio, si potrebbe andare a dormire, ma loro vogliono acchiappare ancora qualcosa, una cosetta rara, un angolo bizzarro. Desiderano fumarsi l’ultima sigaretta in un posto particolare e magari, porca miseria, fare due chiacchiere in amicizia.
Potremmo portarli al Celio, in piazza San Giovanni e Paolo, oppure sederci sul muretto di fronte a San Pietro in Montorio, però ormai siamo lontani, e allora puntiamo decisi verso piazza Mincio, il cuore del minuscolo quartiere Coppedè, tra via Po e corso Trieste. È sempre una mossa azzeccata: forse perché saturi delle infinite bellezze romane, gli amici rimangono incantati di fronte a questo borghetto che, in un altro momento, potrebbe sembrare una tragedia del cattivo gusto.
Seduti sul bordo della fontana dove a fine anno vengono gettate le più belle del liceo Avogadro, in mezzo a quelle case di marzapane fuggite dal libro delle favole, davanti a quei portoni finto-gotici da cui potrebbe sbucare uno gnomo o una strega, gli amici ci stringono commossi le mani e giurano: la prossima settimana torniamo, sicuro.”

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