Piazza Bologna. Alle origini di un quartiere borghese

Il libro “Piazza Bologna. Alle origini di un quartiere borghese”, di Eva Masini, Milano, Franco Angeli (190 pp. € 18,00) fa parte della collana che include le ricerche legate al progetto sulle “molte identità di Roma nel Novecento” curato dalla prof. Lidia Piccioni.

Come per i precedenti titoli, il saggio analizza una specifica realtà territoriale della Roma contemporanea: l’agglomerato insediativo venutosi progressivamente a costituire sin dagli anni ’10 del secolo scorso attorno a Piazza Bologna. Si tratta di un’area nel settore nord-orientale della capitale che, se dal punto di vista amministrativo non forma un quartiere autonomo e fa parte del più vasto Municipio II, tuttavia identifica, a partire dalla sineddotica ed aggregante presenza dell’omonima piazza, un abitato di notevoli dimensioni, dotato di una riconoscibilità ben precisa nella rappresentazione corrente datane dai cittadini romani, che lo considera un quartiere “di fatto”.

La ricerca parte dalla volontà di problematizzare, rendendoli più complessi e sfumati perché letti attraverso una riflessione storiografica, i due caratteri che inestricabilmente si legano alla percezione che il “senso comune” ha del rione: Piazza Bologna come quartiere dei ceti medi e come quartiere fascista.

Pur ribadendo sia la centralità degli anni Trenta nella storia del quartiere (il celebre edificio dell’Ufficio postale di piazza Bologna di Mario Ridolfi è del 1935), sia la preponderante, anche se articolata, componente “borghese» nella struttura sociale dei suoi abitanti, l’autrice assume una prospettiva più ampia, sia cronologica che spaziale, volta a rintracciare nella diversità dei tipi edilizi stratificatisi nei tempo e nelle logiche, sia progettuali, sia “istituzionali”, sia realizzative, alla base della loro costruzione un “trait d’union” con la loro destinazione sociale, senza tuttavia scadere in un’interpretazione funzionalista.

Nei primi quattro capitoli si ricostruisce, attraverso l’uso di documenti (del Genio Civile, del Comune, del Governatorato), coadiuvato da una ricca bibliografia, la nascita dei vari lotti, frutto dell’azione di cooperative formate da gruppi sociali definiti (finanzieri, reduci, impiegati delle ferrovie), dell’Istituto Case Popolari, e soprattutto delle concessioni che il comune dà a società private.

I restanti due capitoli analizzano la presenza di istituzioni (chiesa, scuola, sedi di partito) nel quartiere e tracciano un’Allltagsgeschichte (la storia del quotidiano) di alcuni dei suoi abitanti selettivamente intervistati, i cui ricordi hanno come sfondo il fascismo degli anni Trenta e la guerra.

L’elemento “popolare” del quartiere, di norma assente dal racconto degli intervistati, emerge invece dai diari dei docenti della scuola “Corradini”, oggi scuola Fratelli Bandiera. A rendere inoltre meno univoca la connotazione politica del quartiere contribuisce anche la presenza di gruppi molto attivi nella Resistenza romana.

All’etichetta esclusiva di quartiere “borghese» viene preferito il concetto di zona di cerniera tra l’adiacente città alto-borghese e rioni più spiccatamente popolari (San Lorenzo, Pietralata).

Infine, particolarmente utili per il lettore che intende individuare visivamente i luoghi della narrazione risultano essere le schede topografiche poste in appendice al saggio.

Il testo è tratto da una recensione di Giovanni Cristina

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