Nascita del quartiere Salario

All’inizio del ventesimo secolo, il quartiere Salario stava nascendo. Il “re giovane”, Vittorio Emanuele III, nei primi anni del secolo, si era trasferito dal Quirinale in un ampia villa suburbana sulla via Salaria (ndr l’attuale Villa Ada), assieme alla bella sposa Elena di Montenegro.

Solo nel 1892 la corrente elettrica era giunta a Roma ed erano state costruite le prime linee di tram elettrico: il tranvai. La linea “2” arrivava a Piazza della Regina che con Piazza Quadrata (allora chiamata così e poco dopo piazza Trasimeno) segnava l’estremo nord-est abitato della capitale. La linea “2” partiva dalla lontanissima Stazione di Trastevere, cioè dall’opposto e scarsamente abitato, estremo sud-ovest della città, costituendo una delle più lunghe linee su rotaie. Via Po era divisa in due dalle rotaie, percorse da ben sei linee tranviarie che voltavano a destra ed a sinistra su via della Regina.

I tram erano privati. Solo nel 1909 è approvata con un referendum la municipalizzazione dei tram. Due anni dopo, nascevano l’ATAC e l’ACEA, le aziende municipali per i trasporti e la distribuzione dell’acqua e dell’elettricità.

Siamo in piena amministrazione del sindaco Nathan, mentre il governo è guidato da Giolitti. Un anno dopo è fondato l’Istituto Case Popolari. Nel 1909 l’architetto Sanjust vara il primo Piano Regolatore del secolo ed il quartiere Salario inizia il suo sviluppo.

Continua così la febbre edilizia che dentro le Mura Aureliane da 1870, anno in cui con la Breccia di Porta Pia gli italiani erano entrati a Roma, aveva portato alle disastrose lottizzazioni di Villa Boncompagni, Villa Ludovisi, della Villa Paolina Bonaparte e dell’enorme spazio verde del convento Macao dei Gesuiti vicino alla stazione Termini (Castro Pretorio).

Lungo viale della Regina (oggi viale Regina Margherita e viale Liegi) di fronte a Villa Albani sono costruiti i grandi edifici delle Case dei Ferrovieri, poi demolite negli anni settanta per far posto ad un grande edificio per uffici dell’ENEL.

Intorno al 1912, banchieri genovesi curano la progettazione di un quartiere di lusso, che fu realizzato tra il 1919 ed il ’26 dall’architetto fantasmagorico Gino Coppedè: il quartiere Coppedè e fino al 1930 non c’era nient’altro all’esterno di via della Regina. Via Po proseguiva per due isolati dopo piazza Quadrata fino all’odierna traversa di via Clitunno, che segnava il confine di villa Massimo-Lancellotti. Nel 1925 corso Trieste è costruito nel primo tratto, da via Nomentana a via Alessandria, già alberato con pini e siliquastri. Il resto è campagna.

Ma nonostante tutto, specie lungo il percorso della via Salaria, numerose erano le tracce del passato. Oltre viale della Regina, tra il verde si potevano ancora vedere i ruderi delle catacombe di San Saturnino e una chiesetta in corrispondenza dell’attuale angolo con via Yser (n.d.r. vedi Catacombe di Trasone).

Poco più avanti l’ottocentesca Villa Grazioli e dall’altra parte della strada, villa Lancellotti,

Alla fine degli anni venti sorge il convento delle monache di Priscilla, sopra l’ingresso delle omonime catacombe ed a presidio del sacro luogo detto Monte delle Gioie. Scendendo a destra, sulle vie Ostriana e via Monte delle Gioie si giungeva alla vasta tenuta dei principi Chigi, villa Chigi, che arrivava fino alla riva sinistra dell’Aniene ed al Fosso di Santa Agnese e rimase verde e non costruita fino agli anni cinquanta.

Ancora all’inizio degli anni ’30 era nota sulla Salaria una Osteria di un certo Giovanni detta “a Filomarino” dove fin dall’Ottocento sorgeva un casale con vaccheria ed era meta delle cosiddette gite “fuori porta”. Il casale, denominato palazzina Filomarino, era nel seicento, il casino nobile della villa suburbana del cardinale Ascanio Filomarino.

Altra osteria rinomata era quella sempre sulla via Salaria, al di là dell’Aniene e di Ponte Salario, a ridosso dell’antica torre di Silla, detta Torre del Caricatore o Tor Fiscale.

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