Mausoleo di Lucilio Peto

Una grande tomba dal rivestimento marmoreo sorge in un ampio e profondo avvallamento del terreno, a destra della via Salaria, sul lato opposto di Villa Albani, a poche centinaia di metri da piazza Fiume dove sorgeva l’antica Porta Salaria. E’ il Mausoleo di Lucilio Peto.


Il tempo ha il potere di trasformare profondamente un luogo, soprattutto quando la storia ne cancella la memoria e il valore simbolico. Succede così che il Colosseo diventa nel Medioevo una fortezza privata, che il Portico d’Ottavia ospiti il mercato del pesce o che una tomba privata venga occupata da una intera comunità  di defunti sconosciuti.

E’ il caso del mausoleo di Lucilio Peto, emerso a circa sei metri sotto l’attuale piano stradale, nel 1887 lungo la via Salaria, durante i lavori di sistemazione della Vigna del Cavalier Bertone.  La tomba è datata I secolo a.C., ma è stata utilizzata fino al IV secolo d.C. e non dalla medesima famiglia dei Lucilii, che la costruì. Essendo situato al limite superiore dell’antico Sepulcretum Salarium, infatti, la grande tomba era letteralmente incrostata di sepolture di ogni genere forma e dimensione.

Si tratta di uno dei rari tumuli etruschi presenti a Roma. Probabilmente la forma del sepolcro risponde ad una scelta precisa del proprietario, che voleva dare un tocco di antica eleganza alla propria tomba.  La cosa che caratterizza questa tomba é la targa su cui il nome del defunto è scritta con grandi caratteri ma anche in modo elegante e un po’ misterioso.

Il fatto che la tomba sia importante ce lo dicono la forma e le dimensioni. E’ a pianta circolare come altri sepolcri famosi (per esempio la Mole Adriana, cioè Castel Sant’Angelo, o l’Augusteo a piazza Augusto Imperatore o la tomba di Cecilia Metella sull’Appia Antica).

Il sepolcro si presenta come un cilindro piatto. Il tamburo (di diametro 34 metri circa) è realizzato con una cortina in opus quadratum e di un anello interno in opus caementicium. Il rivestimento, in travertino è composto da un basamento, da un bugnato liscio (quattro filari, con giunti falsi interni) e da una cornice a dentelli di coronamento. Il progetto iniziale prevede che il tamburo sorregga un tumulo forse alto 16 metri.

All’interno, una lunga e stretta galleria conduce nei tre ambienti dedicati alla sepoltura. Uno oggi conserva ancora il letto funebre dove si adagiava il corpo. I Romani più ricchi infatti potevano evitare l’incinerazione.

Si tratta del sepolcro dei Lucili, una “gens” patrizia, con possedimenti (e tombe) in varie parti d’Italia. Il personaggio più famoso della gens Lucilia fu il poeta Gaio Lucilio, che visse nel secondo secolo avanti Cristo e che è uno degli inventori della satira. Però in questa tomba non c’è sepolto il letterato ma un suo parente che faceva il generale nell’esercito di Giulio Cesare, Lucilio Peto, il quale, ci dice la targa in marmo che vediamo sulla facciata della tomba, fu generale del Genio e comandante della Cavalleria di Giulio Cesare. Insomma un uomo importante, che si è fatto una tomba imponente.

Lucilio Peto fu generale del Genio (Praefectus Fabrum) e comandante della Cavalleria (Magister Equitum) di Giulio Cesare e fu qui sepolto intorno al 20 a.C., nei primi anni dell’impero di Augusto insieme alla sorella Lucilia Polla, ricordata in una bella lapide in marmo di Luni: V.M.LVCILNS M.F.SCA.PAETVS TRIB.MILIT.PRAEF.FABR.PRAEF.EQVIT. LVCILIA M.F.POLLA SOROR (Marco Lucilio Peto figlio di Marco della tribù Scaptia, tribuno militare, comandante del genio e prefetto della cavalleria, quando era ancora in vita, costruì lo tomba per se stesso e per lo sorella Lucilia Polla).

Non si sa bene quando, ma ad un certo punto questo luogo viene profanato. Non cambia funzione, anche per rispetto alle persone già  sepolte, ma viene scelto da una intera comunità  come tomba collettiva. All’interno del Mausoleo infatti, oltre il vano dell’antica cella sepolcrale, si trova l’ingresso ad una piccola serie di tombe cristiane, scavate nel IV secolo, in epoca costantiniana, in cui molti cristiani venivano ancora sepolti nella catacombe presso le sepolture dei martiri.

Una rottura nel pavimento in corrispondenza dell’ingresso del corridoio funge da ingresso ad un ambiente ipogeo scavato nel terreno vergine ed è attribuibile alla seconda fase del monumento, costruito alla fine del I a. C.

La rampa di accesso si inoltra ad una notevole profondità  e conduce ad un ambulacro (m. 25,00 x 0,80). Sulla parete di destra si apre una galleria, mentre su tutte le altre sono ricavati 48 loculi disposti su pilae e scavati in modo singolare: più stretti da una parte e più larghi dall’altra. In questo ambiente i ritrovamenti furono scarsi e sporadici: tra questi sono da segnalare un laterizio bollato del II sec. d. C. e uno del IV sec. d. C. Anche una cassa di terracotta (m. 1,97 x 0,48 x 0,38), che si trovava all’interno della cella, doveva essere pertinente alla seconda fase del mausoleo. Dall’esterno si accedeva all’ipogeo tramite una scala. Nello sterro della galleria sottostante il mausoleo furono trovati diversi bolli laterizi e una lastra di marmo.

Addossati al mausoleo furono individuati i resti di un edificio sepolcrale in opera laterizia definito “colombari””. Tre lati del sepolcro erano costruiti con laterizi di cattiva fattura, mentre il quarto era costituito dal mausoleo stesso. I bipedali del piano di calpestio erano a m. 3,22 più in alto rispetto allo spiccato del monumento principale. A due metri sopra la cornice del basamento del mausoleo di Lucilio Peto furono rinvenute quattro anfore murate in un pavimento di opus sectile. Le imboccature delle anfore erano chiuse da oggetti diversi: un disco di marmo, un cubilium, un ciottolo, un coperchio di terracotta. Il pavimento era pertinente ad una camera sepolcrale costruita probabilmente insieme alla precedente. Non si può stabilire con certezza quando siano avvenute le nuove deposizioni all’interno del mausoleo, per l’assenza di elementi datanti e per la scarsità  di ritrovamenti che possano circoscrivere il quadro cronologico di questa seconda fase; rimane incerto anche se la catacomba fosse cristiana o pagana. G. Gatti (1886) la attribuisce al IV secolo d. C., ritenendo con sicurezza che le nuove deposizioni fossero cristiane, ma non cita i motivi di questa sua ipotesi. Anche Orazio Marucchi (1933) pensa che possa trattarsi di una catacomba cristiana privata.

Per questo ancora oggi i muri della galleria d’ingresso scavati da numerosi loculi e, soprattutto, sotto le camere funebri corre altro lungo tunnel usato come catacomba. L’invasione deve essere stata enorme, perché gli scavi dei primi del Novecento trovano anche una serie di colombari addossati al tamburo esterno oggi rimossi. Alcuni pensano che le trasformazioni siano dovute decisione della famiglia stessa, che si converte al cristiane mette a disposizione il proprio patrimonio ai confratelli. invece parlano di una vera e propria graduale espropriazione dovuta alla perdita di prestigio dei Lucilii.

La tomba è visitabile: sul cancello c’è il numero di telefono da chiamare per prenotare la visita. Se scendiamo al suo interno troviamo un corridoio sotterraneo fiancheggiato da loculi scavati nella roccia, l’spetto è assai simile a quello delle catacombe. La vera differenza sta in quello che non si vede più! Questo sepolcro ospitava dei morti senza speranza, mentre le catacombe ospitavano corpi “in attesa della resurrezione”, e questa speranza dava all’aspetto del “coemeterium” cristiano, una luce, una immagine un’atmosfera completamente differente. E’ di questa differenza “filosofica” che vi voglio parlare.

Dal punto di vista estetico e strutturale, questa tomba, come anche le altre tombe pagane, si distingue dalle catacombe in quanto questa ha una forma “fuori terra” visibile,  mentre le catacombe, si sono sviluppate solo in sotterranea ed erano praticamente invisibili; solo in epoca più tarda, dopo la fine delle persecuzioni e l’avvento di Costantino nel 313 d.C., iniziarono a comparire delle cappellini o anche chiesette  che fungevano da “segnale” per individuare il “coemeterium” sotterraneo e scendere al loro interno.

Il Mausoleo è chiuso per restauro da tempo immemorabile.

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