Villa Bolognetti

Villa Bolognetti era sulla via Nomentana, fuori Porta Pia, tra Villa Patrizi e Villa Massimo nell’area oggi percorsa da viale Regina Margherita fino a piazza Galeno e oltre.

MAPPA della Zona Nomentano 1 (lungo via Nomentana)  

Monsignor Mario Bolognetti (1690-1756), dal 1739 tesoriere della Reverenda Camera Apostolica e nel 1743 nominato Cardinale, nel 1738 da inizio all’ampliamento della sua vigna. Secondo la pianta della citta’ di Nolli, del 1748, Villa Bolognetti si estendeva tra Villa Patrizi e l’odierna Villa Torlonia.

Delle sue costruzioni, descritte nella guida di Roma del 1750, niente e’ conservato: “Nepure a questa villa … manca alcuna cosa, perche non sia anch’essa molto vaga, e deliziosa. Abbonda di viale per il passeggio. Ha un commodo, e ben ornato Casino. Di buona struttura e’ il portone, che ha sulla strada; e assai galante e’ la Chiesuola … Il Signor Cardinal Mario Bolognetti la fece fabricare da fondamenti; Nicola Salvi ne fu’ l’architetto, come anche del portone, e del ristoramento del Casino” (Roisecco, II, 611).

Quando nell’Ottocento i Patrizi comprano la Villa, il Casino è gia’ scomparso e nel 1902 anche la piccola chiesa è demolita per i lavori di ampliamento della via Nomentana (M. Armellini, Le chiese di Roma, Roma 1891, 857).

La chiesa di NicolaSalvi, “fatta costruire con tutto buon gusto, e vaghezza“, è consacrata nel 1741 da papa Benedetto XIV. Un anno dopo segue la solenne consacrazione dell’altare maggiore “nel publico Oratorio della Villa”. Dopo la demolizione le iscrizioni della consacrazione sono trasferite nella chiesa San Giuseppe di recente costruzione sulla via Nomentana.
Salvi progetto’ il piccolo edificio, collocato sull’angolo estremo del terreno tra Via Nomentana e Villa Massimo, su una pianta quadrata con gli angoli tagliati, circondato su tre lati da gallerie, mentre sulla fronte si trovava una nicchia con l’altare. Dietro l’altare, una scala conduceva alla galleria da cui si passava alle stanze della sagrestia e ad altri ambienti per il cappellano che pero’, come risulta dai documenti dell’archivio, non aveva voluto abitarvi. La pianta molto leggibile mostra la predilezione di Salvi per le forme architettoniche centralizzate e mostra ancora una volta come pochi motivi siano stati disposti ritmicamente.

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