Tanto amore a Villa Glori

Nato come Parco della Rimembranza per commemorare i caduti della prima guerra mondiale e in seguito consacrato ai caduti romani di tutte le guerre, Villa Glori è una vasta area verde caratterizzata da un aria salubre che, nel 1929, vide l’avvio della costruzione di tre padiglioni in legno al suo interno che avrebbero ospitato una colonia estiva riservata ai bambini di salute precaria. 

Il complesso, noto allora come “Dispensario Marchiafava”, ospita oggi una Casa famiglia della Caritas per malati di AIDS.  La struttura accoglie attualmente venticinque persone e coltiva uno scambio continuo con il territorio, uno scambio che è maturato col tempo, come racconta Massimo Raimondi, qualche anno fa responsabile della Casa famiglia.  «La struttura nasce nel 1988 per volere di don Luigi Di Liegro, promotore della Caritas Diocesana di Roma tra mille difficoltà, perché l’ignoranza sulla malattia e la paura del contagio portarono le persone che frequentavano il parco a opporsi a questa iniziativa.  C’era chi si opponeva temendo che, essendo l’AIDS legato alla tossicodipendenza, ci sarebbe stato un aumento dello spaccio di droga nel parco e nel quartiere con conseguente svalutazione gli appartamenti.  Una ragione inaccettabile: si poteva accettare ci fosse la paura, non che il problema fosse legato alla svalutazione degli appartamenti.  Ma grazie alla testardaggine di don Luigi, che andò incontro anche a minacce fisiche e verbali, questa Casa famiglia fu comunque aperta.»

“Oggi la casa è diventata una ricchezza per il territorio – continua Raimondi – Il Comune fa degli incontri qui, le scuole usano il nostro teatro per i saggi di fine anno …  Abbiamo tanti volontari che vengono dai dintorni, gruppi scout che arrivano dalle parrocchie; il primo dicembre verranno in visita gli studenti di diversi licei.  Il centro vive e interagisce col territorio e i suoi abitanti; questo era il nostro obiettivo, affinché non rimanesse un ghetto per i residenti.”

“Volevamo permettere loro di interagire con l’esterno, di sentirsi utili per gli altri. I nostri residenti non hanno paura di raccontare il loro percorso di vita per dire “guardate, il mio percorso è stato questo, e mi ha portato qui.  State attenti, perché anche io ho cominciato con la canna, con le stupidaggini: non cadete in questi trabocchetti”.

“Quello che è stato il loro percorso di vita, difficile in molti casi, oggi lo possono mettere a disposizione della gente affinché sia un monito. Molti dei nostri residenti si sono trovati da ragazzi in situazioni di forte disagio ed emarginazione; la maggior parte ha problematiche familiari con alcolismo, tossicodipendenza e barbonismo, ed è chiaro che il loro percorso non poteva andare troppo distante da come poi è andato. Per questo diciamo alla gente di non condannare a priori le persone: dietro ciascuno c’è una storia che va presa in considerazione”.

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Case Famiglia di Villa Glori

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