Monte delle Gioie

Il Monte delle Gioie, o meglio Mons Gaudiorum, è la piccola altura attraversata dalla via Salaria, prima di scendere ripidamente nella piana in cui l’Aniene confluisce nel Tevere.

MAPPA TRIESTE 4 della Zona Trieste 4 (piazza Vescovio), MAPPA PARIOLI 2 della Zona Parioli 2 (Villa Ada e Monte Antenne)

Mentre sulla destra la zona di Tor Fiorenza, oggi completamente edificata, il punto più alto dell’altura è sul lato sinistro della Salaria, nel recinto dell’odierna Villa Ada. Ci si accede, al numero 275 D, con il permetto delle suore benedettine di Priscilla, con una stradina che dopo una breve salita conduce ad uno spiazzo erboso dal quale emergono i ruderi ben restaurati di una antica basilica catacombale. E’ la basilica di San Silvestro, costruita intorno al III secolo d.C., nei pressi dell’antico ingresso delle Catacombe di Priscilla.

Questa basilica, ben visibile da lontano a coloro che transitavano per la via Salaria Nova (l’attuale via Salaria), era meta di processioni e pellegrinaggi dei cristiani. Infatti, per circa un secolo, dopo l’editto di libertà promulgato da Costantino a Milano nel 313, i cimiteri più antichi sulle Vie dei Martiri furono utilizzati per la sepoltura di cristiani, ed erano meta di processioni con vescovi e clero. Questa pratica fu abbandonata quando l’arrivo a più riprese dei barbari rese insicure le strade fuori le mura di Roma. La basilica di San Silvestro, in particolare, fu distrutta dai Goti di Alarico che qui si accamparono ai tempi del loro assedio a Roma.

In effetti, le sepolture cristiane proseguirono, senza alcuna soluzione di continuità, le abitudini pagane. Per la legge romana, infatti, erano proibite sepolture all’interno della città, ed i primi cristiani continuarono ad osservare questa legge e a seppellire i loro morti lungo le Vie consolari, adottando però una tipologia funeraria sotterranea di grandi dimensioni, come è dimostrato da tutte le catacombe. Il terreno, infatti, in epoca imperiale era divenuto molto caro, e la pianificazione di vasti cimiteri sotterranei, scavati nel terreno tufaceo, consentiva il migliore sfruttamento dello spazio a disposizione.

Le Via dei Martiri seguivano il percorso di molti fatti di eroismo dei primi battezzati in Roma durante quasi tre secoli di persecuzioni, dai tempi di Pietro e Paolo (50 anni d.C.) fino all’editto di Costantino, e la Salaria fu una delle più frequentate tra le Vie dei Martiri: con numerosi complessi catacombali dei primi secoli allineati nel primo miglio, tra Porta Salaria (l’attuale piazza Fiume) ed il Monte delle Gioie.

La prima fermata della processione era al Mausoleo di Lucilio Peto, dove era stata scavata una piccola catacomba.

La seconda fermata alle piccole catacombe di Massimo e Santa Felicita, al cui ingresso erano visibili, fino al ‘800 i ruderi di una piccola basilica.

La processione continuava per circa 400 passi fino all’attuale angolo di via Salaria con la via Yser ove era l’accesso alle Catacombe di Trasone, del III secolo, con la venerata tomba di San Saturnino.

Ancora qualche centinaio di passi e sul lato opposto, presso l’inizio di via Taro una porta metallica sempre chiusa dà accesso ad una scala profonda che porta alle Catacombe dei Giordani.

Sulla via Salaria, di fronte al civico 344, c’è una cappella votiva, oggi in completa rovina. E’ una delle stazioni della via Cricis che portava i pellegrini al Monte delle Gioie. Due lapidi, in latino ed in italiano ci fanno capire di che gioie si trattasse:

STATIONES VIAE CRUCIS / AD CRATES VISITANTIBUS / DATUR INDULGENTIA / EX RESCR APOST PII VII PM / XIV KAL MAI CDDCCCXVII (a chiunque visiti le stazione della via crucis dalle grate sia concessa l’indulgenza come previsto nel rescritto degli Apostoli di papa Pio VII. 18 aprile 1817).

Poco più avanti ci sono le Catacombe di Sant’Ilaria, dove erano sepolte, con la Santa, sette fanciulle, tutte martiri.

Un’altra catacomba sulla stessa via, riscoperta nel 1921 dopo che se ne erano perso l’ingresso dalla fine del Cinquecento, è quella di via Anapo, con interessanti affreschi dei primi secoli.

Nella attuale via di Priscilla era l’ingresso dell’antica catacomba di Ostriana.

Infine, presso San Silvestro era l’antico ingresso delle Catacombe di Priscilla, scavate nei pressi di una villa degli Acilii, cospicua famiglia dell’antica nobiltà romana, oggi accessibili dal palazzetto delle monache benedettine al numero 439.

Nel medio evo i Teobaldeschi eressero su questa altura una torre per controllare l’ingresso a Roma, sulla destra dalla via Salaria: era detta Tor Fiorenza.

Un’altra ipotesi, meno suggestiva racconta che il toponimo Monte delle Gioie derivi dal nome della famiglia Gogia che nel XIV secolo possedeva l’area.

Sotto l’altura di Monte Antenne, sulla sponda destra dell’Aniene, fu trovato un giacimento di manufatti dell’età della pietra, detto di Monte delle Gioie, ormai scomparso, databile tra 251.000 e 195.000 anni da oggi. L’intera sequenza stratigrafica venne studiata, negli anni ’30, da Alberto Carlo Blanc, professore di Geologia presso l’Università di Roma, che raccolse 62 schegge di selce e fauna fossile.

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