Osteria dei Pittori

L’Osteria dei Pittori era in via Flaminia 57, dove ora c’è un bar, il Caffè dei pittori.

MAPPA FLAMINIO 1 (zona da Porta del Popolo a Belle Arti)

In via Flaminia 57, c’è un bar con una sala interna e un piacevole giardino, molto frequentato dai ragazzi della prospiciente Facoltà di Architettura in via Flaminia. In questi locali c’è stata per decenni l’Osteria dei Pittori, un posto magico, frequentato nel dopoguerra da tutti i giovani talenti dell’arte astratta e d’avanguardia presenti a Roma.

L’Osteria dei Pittori, aperta fino agli anni ’90, era una trattoria gestita dai fratelli Menghi, osti illuminati, avidi di notti avventurose e interminabili discussioni che, al momento del conto, accettano quadri al posto dei soldi, facendo credito agli artisti e ai loro amici.

Una sera del 1950 in questa trattoria, Salvatore Scarpitta racconta a Italo Calvino la sua avventura di dodicenne sull’albero di pepe. Sette anni dopo, esce “Il barone rampante”.

Nella Osteria dei Pittori si parlava di arte e, dopo pittori, poeti e artisti di strada, anche i giovani cineasti incominciano a frequentare il locale: Mario Monicelli, Giuliano Montaldo, Rodolfo Sonego, Ugo Pirro, Franco Solinas, Giuseppe De Santis, Elio Petri, Luigi Magni, Gillo Pontecorvo, Giuseppe Patroni Griffi, tutti rigorosamente senza una lira.“I fratelli Menghi erano dei veri mecenati” ricorda Magni “ed il cinema italiano migliore, così come anche la pittura e la poesia, deve anche qualcosa a loro, anzi moltissimo, proprio per il modo che avevano di trattenere gli artisti a Roma”.

A Roma, negli anni 50, oltre a trattorie come quella dei fratelli Menghi, gli artisti si ritrovano nello studio di Renato Guttuso a via Margutta e in quello di Carlo Levi a Villa Strohl Fern. Ma si incontrano anche nei caffè e, dopo cena, molti si trascinano fino all’alba tra i tavoli del bar Luxor, oggi l’elegantissimo bar Canova, ma per il momento ancora soprannominato “l’obitorio” per il suo squallore. Sull’altro lato della piazza, il bar Rosati, con i bei banconi di mogano, ospita Vincenzo Cardarelli e le sue battute al vetriolo. Il perimetro degli incontri è tutto compreso tra il caffè Aragno al Corso, piazza di Spagna, dove aveva lo studio Giorgio de Chirico e prosperavano i più rinomati postriboli della città, via Margutta e via Ripetta. Solo il giovedì e il sabato si risale fino a Porta Pinciana, per ascoltare il jazz da Mario’s bar, il primo locale jazz a Roma.

Pagine di approfondimento: Osteria dei Pittori di Ugo Pirro

 

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