Villa Borghese realizzata nei primi decenni del Seicento dal cardinale Scipione Borghese, nipote del pontefice Paolo V, era stata abbellita e ampliata dai suoi eredi che l’avevano posseduta fino al 1901. A quella data, per sventare progetti di lottizzazione che avevano portato alla distruzione di celebri storiche ville come Villa Ludovisi, lo Stato italiano acquistò la Villa e tutte le collezioni d’arte della famiglia.
Durante gli anni della guerra nessuno spazio verde (ad eccezione del Giardino del lago perché troppo ombroso) fu risparmiato e tutte le aiuole vennero dissodate e coltivate. Particolarmente impressionanti sono le immagini dei Giardini segreti, concepiti con aiuole ai lati del Casino nobile coltivate con fiori pregiati ed esotici che erano il vanto del cardinale Scipione.
Già nel 1938, nel corso della campagna per il “ferro alla patria” i giardini segreti avevano perduto le artistiche cancellate che li proteggevano, restando aperti ad un uso indiscriminato. Nel 1941 anche quelle aiuole furono coltivate e tra le siepi di bosso, in mezzo a sarcofagi antichi ed erme, furono piantati i cavoli al posto dei tulipani e delle fritillarie, con sullo sfondo le elaborate barocche architetture dei padiglioni dell’Uccelliera e della Meridiana.
Anche la monumentale Piazza di Siena, realizzata alla fine del Settecento come spazio per corse con i cavalli e feste, vide entrare nel suo invaso trattori ed erpici e teneri virgulti presto germogliarono.
L’ampio spiazzo del Parco dei Daini era da tempo privo della piantata di lecci che ne faceva il sito ideale per la caccia a daini, cervi e gazzelle lasciati in libertà per il divertimento dei principi Borghese e dei loro ospiti, in quanto alla fine dell’Ottocento era stato trasformato in un campo per il tiro al piccione. Era quindi un sito piano e assolato, ideale per le colture e venne quindi suddiviso in molteplici riquadri dove prosperavano agli e cipolle, fagioli e pomodori, patate, come ben si vede in una foto aerea generale, mentre una seconda, più ravvicinata, mette in evidenza le piante già cresciute.
Ugualmente idoneo alle colture era il Galoppatoio, a ridosso delle Mura Aureliane, usato come campo per l’equitazione.
Tratto da “Orti di guerra” di Alberta Campitelli, che ringraziamo.
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