Giardini Segreti

I Giardini Segreti di Villa Borghese sono i giardini recintati in viale dell’Uccelliera ai due lati della Galleria Borghese, tra via Pinciana e il Casino della Meridiana.

MAPPA della Zona Pinciano 2 (Villa Borghese e il Pincio)  

Villa Borghese è un luogo che racchiude in sé tutte le caratteristiche delle più magnifiche residenze nobiliari: architettura di grande pregio con innovazioni stilistiche persino ardite, opere d’arte di ineguagliabile bellezza realizzate da illustri artisti dell’epoca barocca (la seicentesca collezione del cardinale Scipione Caffarelli Borghese, nonostante le dispersioni, rappresenta ancora oggi uno degli esempi più illuminati di mecenatismo romano), dove i giardini – disegnati secondo le tendenze più alla moda nell’Europa di quel tempo, ricchi di rare essenze arboree e curatissimi in ogni loro elemento – hanno rappresentato, sin dalla loro origine, uno degli elementi più interessanti.

A rendere così preziosa la realizzazione dei giardini della Villa fu chiamato dal Cardinale Scipione Borghese il giardiniere Domenico Savini da Montepulciano, cui fu affidato il compito di trasformare i terreni intorno alla villa, fino ad allora coltivati ad anonime vigne, in un raffinatissimo parco. Uno sforzo creativo che doveva svolgersi all’interno del grande progetto elaborato da Flaminio Ponzio e Giovanni Vasanzio.

Secondo la tradizione classica, il parco della villa fu suddiviso in una “pars urbana” e una “pars rustica” e in particolare tre “recinti”, che rimasero inalterati fino al Settecento. Il primo recinto, il più maestoso davanti al Casino Nobile, era costituito da un «giardino boschereccio» arricchito da numerose statue e fontane. L’attuale Parco dei Daini corrisponde, invece, al secondo recinto, il giardino riservato al Principe. Il terzo recinto, infine, era la campagna, la parte più ampia e libera; quella che, nel tempo, ha subito i maggiori mutamenti.

I Giardini Segreti sono al confine fra il primo e il secondo recinto e si chiamano così in quanto erano delimitati e nascosti da un alto muro oggi non più esistente. Costruiti a partire dal 1610, quando già si lavorava «per fare li quadri con li melangoli», nacquero come prolungamento ai due lati del Casino Nobile da cui si accedeva direttamente. Per quanto oggi siano stati ripristinati nella loro struttura originaria e con l’impianto arboreo seicentesco, rimane per noi impossibile immaginare l’effetto scenografico e la funzione che questi giardini offrivano.

La loro funzione era quella di due stanze all’aperto, così come per i medievali hortus conclusus dei monasteri, dove il ruolo decorativo si avvicendava a quello espositivo. Scrive Jacopo Manilli, addetto al guardaroba del Casino Nobile, nel libro “Villa Borghese fuori Porta Pinciana” (1650) nel quale raccontava quello che vedeva ogni giorno, che «accanto al Casino nobile vi erano un giardino pensile e due giardini divisi da un viale con fiori vari, radiche e cipolle da una parte e tulipani e una spalliera di rose d’Olanda dall’altra».

Vi si coltivavano più di 250 specie ornamentali, tra cui splendide collezioni di agrumi e rose antiche, alcune specie vegetali tra le più rare e preziose, persino esotiche, in particolare bulbose in ossequio alla “tulipomania” seicentesca che in quell’epoca faceva realizzare giardini segreti con collezioni di bulbare provenienti da tutta Europa, che finivano per divenire oggetto di scambio tra appassionati cultori tra cui i Borghese, i Caetani, i Farnese e i Barberini. Al tempo, infatti, era di gran moda per i nobili avere delle collezioni di piante nuove e rare.

Costruiti a partire dal 1610, i Giardini Segreti nacquero come prolungamento ai due lati del Casino nobile da cui ci si accedeva direttamente. La loro funzione era quella di due stanze all’aperto, così come per i medievali hortus conclusus dei monasteri, dove il ruolo decorativo si avvicendava a quello espositivo.

Riservati e protetti da alte mura, rappresentavano scrigni di rara bellezza naturalistica in cui si coltivavano più di 250 specie ornamentali. Tra di esse sono documentate splendide collezioni di agrumi e rose antiche, alcune specie vegetali tra le più rare e preziose, persino esotiche, in particolare bulbose in ossequio alla “tulipomania” seicentesca che in quell’epoca faceva realizzare giardini segreti con collezioni di piante di bulbi provenienti da tutta Europa, che finivano per divenire oggetto di scambio tra appassionati cultori tra cui i Borghese, i Caetani, i Farnese e i Barberini.

I primi due giardini, adiacenti alla Galleria Borghese, risalgono al periodo in cui la villa fu realizzata: il Giardino dei Melangoli, a destra verso via Pinciana, e il Giardino dei Fiori, a sinistra tra la Casino nobile e l’Uccelliera. Gli altri due furono creati intorno al 1680: quello situato tra il Padiglione dell’Uccelliera e il Casino della Meridiana, adibito a piantagioni di fiori rari ed esotici principalmente a bulbo e chiamato Giardino della Meridiana e il Giardino di Propagazione, utilizzato come vivaio per le piante da trapiantare negli altri tre giardini.

I rari tulipani dei giardini segreti, insieme ad altre specie floreali, sono tornati a fiorire, dopo anni di abbandono, grazie ad un accurato restauro che ha ricostituito le aiuole e le fioriture seicentesche, secondo quanto trovato negli antichi documenti dell’archivio Borghese e nello “Inventario degli alberi esistenti nella Villa Borghese”, redatto dalla Direzione Giardini Comunali nel 1897 alla vigilia dell’acquisizione della Villa avvenuta nel 1901. Numerose essenze arboree sono sparite e quel che ne è rimasto è ben poco rispetto alla varietà documentata nell’inventario, ma è sufficiente perché si possa avere un’idea dello splendore che avvolgeva quei luoghi centinaia di anni fa.

«I Giardini Segreti attigui alla Galleria Borghese – scrive Alberta Campitelli, responsabile delle Ville Storiche di Roma in “Villa Borghese: storia e gestione”, introduzione al volume dedicato alla Villa – sono stati ripristinati alla fine del 1999 nella loro facies seicentesca, con l’impianto di ben 250 varietà di piante e fiori diversi e di grande pregio, distribuite in tre cicli di piantagione annuale. Essi richiedono una cura assidua e attenta, una programmazione rigorosa degli interventi. Il progetto di restauro ha previsto anche un piano di manutenzione, con il supporto di schemi dettagliatissimi che definiscono le alternanze, le variazioni di impianto, gli inserimenti da controllare periodicamente, fino alle più minute attività manutentive quali la conservazione dei bulbi rimossi. È stato predisposto un giardino a supporto per la preparazione e la propagazione degli impianti e indicato un organico di giardinieri per la cura dei giardini».

Bibliografia essenziale: Campitelli Alberta, Costamagna Alba – Villa Borghese. L’Uccelliera, la Meridiana e i Giardini Segreti – Gebart

Nei dintorni: Fontane OscureBioparco,  Valle dei plataniBioparco,

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