Giardino di Palazzo Borromeo

L’attuale entrata di Palazzo Borromeo è viale delle Belle Arti 2. Entrando  troviamo a destra l’edificio antico, oggi dedicato a funzioni di rappresentanza, a sinistra un piccolo giardino che nasconde il parcheggio e in fondo un edificio modernissimo a sinistra e uno moderno a destra.

Il piccolo giardino dell’Ambasciata è quello che rimane della grande Vigna Bassa di papa Giulio, che si stendeva lungo via Flaminia dall’attuale via di Villa Giulia alla chiesetta di Sant’Andrea del Vignola sotto le pendici di Monti Parioli, sotto Villa Balestra. In questa vigna, i romani potevano entrare liberamente e raccogliere i frutti maturi, inaugurando un tradizione che si perpetuerà a Villa Borghese e in altre grandi ville romane.

Oggi, dove era l’antico giardino, sono stati costruiti la basilica di Sant’Eugenio, il viale delle Belle Arti e e il Centro Sportivo dei Cavalieri di Colombo verso est, viale Tiziano, il giardino che separa il viale da via Flaminia e il brutto palazzo (residuo del complesso ICP Flaminio I) che divide in due il giardino, verso nord.

Davanti a noi una grande fontana moderna con una bella vasca piena di capelvenere. E’ la fontana del Concordato. Sulla parete, una lapide di travertino con alcuni versi del “Cantico delle Creature” di San Francesco che inneggiano al valore dell’acqua. L’acqua in effetti ha dominato per secoli questa area della città in cui il fiume esondava regolarmente. In alto un bassorilievo rotondo ci mostra due figure, una con la corona l’altra con la tiara, in armonia e irraggiate dall’alto, con l’indicazione dell’anno 1929. E’ una rappresentazione dei Patti Lateranensi, dopo la cui firma questo palazzo è scelto come sede della nuova ambasciata.

La fontana è addossata alla nuova ala all’edificio, realizzata appunto nel 1929 per accogliere la residenza dell’ambasciatore e gli uffici della sede diplomatica e collegata al palazzo cinquecentesco con un arco che lascia aperta la visuale verso il portico, su cui corre un passaggio vetrato.

Sull’arco, una scritta incorniciata da fasci littori, sempre del 1929 settimo anno dell’era fascista, che celebra la rinascita di questo palazzo come ambasciata: NON ANIMAM FREGIT TEMPVS INIURIA / SUB FASCIUM VRBIS GLORIA RESVRGIT / VICTORIUS EMANUELE III REGE / BENITO MVSSOLINI DUCE / ANNO MCMXXVIII LICT VII.

Il fondo la cancelleria in un moderna costruzione vetrata del 2002, progettata da Fausto Tonelli.

A destra, prima dell’apertura sul portico, si apre un grande atrio scuro che porta verso l’ingresso su via Flaminia e le scale. Questo atrio, insieme con la sala sovrastante fa parte dell’ampliamento voluto da Marcantonio Colonna sembra storto ma non lo è affatto, perché le parete lunghe sono parallele a via di Villa Giulia e, grazie a questo accorgimento, la grande finestra davanti a noi in alto inquadrava perfettamente la facciata di Villa Giulia.

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