Abbeveratoio di papa Giulio

L’abbeveratoio di papa Giulio è la fontana sulla via Flaminia, tra i civici 122 e 158, appoggiata a un moderno muro di cemento e sormontata da una pianta rampicante.

La fontana è costituita da un mascherone antico, poggiato su una valva di conchiglia, che getta acqua in una vasca termale romana ornata da due maniglioni.

L’attuale sistemazione della fontana, posizionata tra lo Studio Fortuny e il Palazzo del Notariato, è stata curata nel 1960 dall’architetto Attilio Spaccarelli, che aveva il compito di ristrutturare il vicino Studio Fortuny per accogliere gli uffici dell’Ordine dei Notai di Roma. Ma la storia e lunga e vale la pena di ascoltarla.

Nel primo tratto di via Flaminia da Porta del Popolo a Belle Arti, tra i civici 122 e 158,  c’è una vecchia fontana appoggiata ad un moderno muro di cemento, sormontata da una pianta rampicante e seminascosta da una sfilata di cassonetti. E’ costituita da un mascherone antico, poggiato su una valva di conchiglia, che getta acqua in una bella vasca termale romana ornata da due maniglioni. Il posizionamento della fontana tra la sede dell’Ordine dei Notai di Roma (Studio Fortuny) e il Palazzo della Cassa del Notariato, è recente.

E’ l’architetto Attilio Spaccarelli che l’ha messa lì nel 1960, nell’ambito dei lavori di ristrutturazione del vecchio studio del pittore spagnolo Mariano Fortuny,  acquistato dall’Ordine dei Notai di Roma per accogliere i propri uffici. Ma la storia e lunga e vale la pena di conoscerla.

La fontana è un antico abbeveratoio per gli animali realizzato da Bartolomeo Ammannati a metà Cinquecento sul cantone tra via Flaminia e via di Villa Giulia dove ora c’è la moderna Fontana delle Conche, insieme alla grande Fontana dell’Acqua Vergine, posizionata sul cantone dirimpetto. Le due fontane segnavano l’imbocco della strada di accesso alla spettacolare Villa Giulia.

La più grande delle due fontane era destinata a dissetare  passanti mentre la più piccola era per le bestie, in modo che non lordassero l’acqua della prima.

Entrambe le fontane, a differenza di oggi, non avevano dietro nessun edificio ma due grandi proprietà del papa, allora dette la Vigna Bassa, dietro la fontana più grande, e la Vigna di Balduino, dietro all’abbeveratoio. Balduino Del Monte era il fratello di papa Giulio III, che aveva ricevuto in dono la proprietà dal pontefice.

Dopo un secolo, l’abbeveratoio rimane a secco e nel 1672 il proprietario dei terreni retrostanti, il Cardinale Federico Borromeo, ripristina il flusso idrico e abbellisce la fonte, per non sfigurare troppo con i Colonna proprietari della fontana di fronte, facendo costruire un doppio prospetto architettonico: un timpano largo quanto la vasca, sovrastato da un prospetto superiore, più largo, con quattro lesene, al cui centro si inseriva lo spigolo del timpano, culminante con un elemento a volute, in cui era posto lo stemma e l’iscrizione commemorativa che vediamo ancor oggi.  La sistemazione del Borromeo è fedelmente riprodotta in una incisione di Giuseppe Vasi di metà Settecento.

A fine Settecento la grande proprietà dietro l’abbeveratoio è acquistata dal principe Poniatowski, erede al trono polacco, che chiama Giuseppe Valadier per rendere ancora più bella la sua residenza romana. Ma dopo pochi anni il principe si trasferisce a Firenze e per Villa Poniatowski inizia una rapida decadenza. Dietro la fontana, in particolare, viene costruito un edificio che ingloba la fontana.

Nel 1877, per la costruzione del sistema fognario a Campo Marzio, la fontana del Babuino è rimossa e la vasca viene posizionata qui, al posto di quella originale che viene utilizzata a Villa Borghese.

Nel 1929  per la costruzione del Palazzo del Notariato, l’edificio ottocentesco retrostante è demolito e il prospetto seicentesco del Borromeo distrutto. L’architetto Arnaldo Foschini, inoltre, decide di far sostituire il gruppo marmoreo dell’Ammannati con la Fontana delle Conche che vediamo oggi, e lo sposta di poche decine di metri verso Porta del Popolo, al posto della vecchia fontana detta l’Arcosolio di Benedetto XIV che era, ormai semi distrutta, sulla parete dello Studio Fortuny prospiciente via Flaminia.

Nel 1960, per la costruzione della linea tranviaria 2, la fontana su via Flaminia deve essere rimossa e l’architetto Attilio Spaccarelli, che stava ristrutturando il retrostante Studio Fortuny per accogliere gli uffici dell’Ordine dei Notai di Roma, ritrova la vasca originale che giaceva abbandonata in un cantone a Villa Borghese e ricompone l’antico abbeveratoio, posizionandolo dove oggi possiamo vederlo.

L’arco disegnato nel cemento è la citazione dello scomparso Arcosolio di Benedetto XIV. Visti i numerosi spostamenti della vasca e del mascherone tra l’Ottocento e il Novecento, i romani hanno ribattezzato l’antico abbeveratoio con il nome di “Fontana che cammina”.

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