Storia del Grottino del Laziale

Questa storia è liberamente tratta dalla pubblicazione “1912-2012 Cento anni di storia di una delle più antiche trattorie romane” di Enrico D’Angeli, proprietario de Al Grottino del Laziale in viale Romania.

Nel 1912 Roma è tutta un grande cantiere. Capitale d’Italia da ormai più di quarant’anni, si allarga in tutte le direzioni, fuori da quelle Mura Aureliane che ne avevano segnato per secoli i confini. Dove c’è ora viale Romania allora correva il vicolo di San Filippo e un piccolo borgo era nato a sinistra del vicolo, di fronte a Villa De Heritz (allora piazza Ungheria non esisteva nè il complesso di San Bellarmino).

In quel piccolo borghetto dei Parioli, alcuni piccoli e vecchi edifici si affacciano sul vicolo Tra di essi, c’è una casetta a due piani che forse, in tempi passati, era stata una stazione di posta dove cambiare o far riposare i cavalli.

Qui Giovanni D’Angeli decide di stabilire il suo “quartier generale”. Giovanni era nato a Stipes di Ascrea, un paesino in provincia di Rieti che oggi conta poco più di 50 abitanti, dove ha una vigna e un suo amico gli aveva suggerito di portare il suo vino a Roma: lì, diceva, lavorano migliaia di operai che hanno bisogno di cibo e vino. E il vino di Giovanni è fra i più buoni tra quelli prodotti dalle sue parti lo. Lui personalmente coltiva e la vigna, vendemmia e fa invecchiare il suo vinonelle botti. Insomma è un vero esperto e decide che questa è l’occasione della vita.

Aiutato dal figlio Righetto, carica le sue botti su un carretto con due cavalli (la “barrozzetta”) e parte per questo lungo e faticosissimo viaggio di quasi cento chilometri lungo la Salaria. Non gli ci vorrà molto a capire che quella vecchia stazione di posta fa al caso suo: c’è anche una piccola grotta scavata sotto il terreno che è l’ambiente ideale per conservare il vino. Col tempo, creerà anche una piccola cucina in cui prepara minestre calde per gli operai dei cantieri vicini. Le case vanno bene ma lo scoppirima guerra mondiale interrompe questo imprevisto successo ma quel “grottino” ormai è lanciato e, dopo il 1918 recupera i vecchi clienti e riprende slancio.

Se negli anni Venti Giovanni e la moglie Anna riscuotevano già successo con i loro piatti semplici e genuini, negli anni Trentaanni Quaranta, il figlio Enrico (da tutti chiamato Richetto) e sua moglie, nonna Rosa, non si limitano più a servire vino, minestre e panini col salame ma  allargano il ventaglio delle offerte e la trattoria cominciava a prendere forma. Cosi come riprende slancio anche dopo quella seconda guerra mondiale che aveva visto passare, nelle sale del Grottino prima militari italiani e tedeschi e poi quelli americani. Durante l’occupazione tedesca un giovane anarchico romano, dopo un fallito attentato alla vicina caserma, trova rifugio proprio al Grottino e per tre giorni e tre notti è nascosto da nonno Enrico che gli procura un pagliericcio e gli dá da mangiare. Negli anni Cinquanta e anni Sessanta il “Grottino del laziale” prende quota, diventa un punto di riferimento della gastronomia romana, quello che è ancora oggi, a cento anni di distanza dall’inizio di attività della trattoria.

Dopo il primo Giovanni e dopo il primo Enrico ecco arrivare, a seconda guerra mondiale finita, il secondo Giovanni, quello che ha dato impulso e notorietà al Grottino, trasformando una piccola trattoria in un tempio del tifo laziale. Il segreto di Giovanni era una grande simpatia e una memoria da elefante: un cliente tornava al Grottino dopo anni e lui ricordava tutto: nome, mestiere, quali piatti preferiva. Nella piccola cucina, utilizzando materie prime di qualità, elaborava piatti di grande fascino, di straordinario pregio Se poi sia stato lui a insegnare i segreti della cucina romana alla figna Anna o se sia stata lei la maestra del marito Giovanni, sposato nel 1955, non si saprà mai. C’era fra i due una divertente rivalità che non faceva altro che migliorare la qualità del cibo. “Fai i complimenti a tua moglie, le fettuccine coi funghi erano straordinarie” provarono a dire a papà una sera. La sua replica fu immediata: “Ma che stai a di’. Quelle fettuccine I’ho fatte io?”

E’ lei senza dubbio che ha saputo recuperare le ricette dell’antica cucina romana, che ancora oggi riesce a trovare al mercato verdure e aromi che in pochi conoscono e che, oltretutto, grazie alla sua fede giallorossa, è riuscita a portare al “Grottino” anche clienti romanisti. Anna infatti dal punto di vista calcistico è un po’ la pecora nera della famiglia, i maschi infatti sono tutti di fede laziale, orgogliosi dei colori biancoazzurri e di questa Lazio che, dicono, è la più antica società di calcio della Capitale. E che tutta la parte maschile della famiglia D’Angeli sia stata e sia laziale sfegatata non ci vuole molto a capirlo. Quando si entra nel locale scendendo i tre gradini , prima ancora di scorgere Ia lavagnetta in cui sono elencati i piatti del giorno, ecco campeggiare su una specie di altarino un illuminatissimo scudetto biancoceleste, l’ultimo, quello del 2000.

Erano anni in cui la carne era conservata nelle grotti sottostanti l’osteria del Grottino raffreddate con grandi colonne di ghiaccio.

Nel 20.. Giovanni se n’è andato per un tumore. Aveva 79 anni ma sembrava ancora ragazzino: una incredibile e folta capigliatura, neppure un capello bianco, volto sempre sorridente e battuta sempre pronta. Ma Anna, non si è arresa. E ha dato e dà ancora una mano al figlio Enrico che non ha voluto abbandonare il campo. Con il fratello Marco infatti aveva messo in piedi già da tempo una buona attività commerciale. Ma quando il papà è morto lui non se l’e sentita di chiudere il locale, cederlo o peggio trasformarlo in un fast food, come molti gli avevano proposto. Si è rimboccato le maniche e, a 35 anni, lascia il fratello a vedersela con i campionari e con i negozi di abbigliamento e mi è infilato nella cucina del Grottino. “Sarebbe stato imperdonabile andarsene. – dice – Qui ho passato la mia infanzia, ho imparato da papà e mamma tutti i segreti. No, a questo Grottino sono troppo legato.” La gestione del Grottino del laziale è oggi curata da Enrico, la  quarta generazione della famiglia D’Angeli ininterrottamente alla guida del locale. Qualche cambiamento è stato apportato all’ingresso e nei tavoli, un piccolo cortile interno è stato trasformato in un giardinetto particolarmente gradevole.

E non è per caso che qui al “Grottino del laziale”, specialmente a pranzo, si puo incontrare gente di ogni tipo: dall’operaio al docente universitario, dal ragazzino che esce di scuola all’illustre professionista, dall’anziano pensionato al celebre attore. E poi non aspettatevi i piatti banali, ormai cosi diffusi nei ristoranti, ma solo quelli attenti ai netti sapori, tipici di un tempo. Del resto è quasi impossibile ormai trovare a Roma – non solo ai Parioli – una trattoria familiare di questo tipo, con mamma in cucina e con me in sala. E’ questa la straordinaria originalità del Grottino, che è riuscito, attraverso gli anni, a mantenere le sue caratteristiche originarie, senza stravolgere la sua natura che rimane quella di un tempo: il rispetto della cucina della tradizione e la familiarità con cui si viene accolti. E senza, soprattutto, plastica nell’arredo o faretti infilati nel soffitto.

Oltre alle tavolate, a rendere leggera la vita c’erano anche le trasferte al seguito della Lazio che il folto gruppo di tifosi laziali del mercato organizzavano. Unico punto dolente era la presenza di Enrico, allora giovanissimo, che non era certo un ragazzino tranquillo. Mio padre Sergio ancora racconta di in un prestigioso ristorante di Bologna si preparò un ricco piatto di lesso misto, scegliendo con cura dal carrello dei bolliti, specialità di cui gli emiliani sono maestri, e chiese a Enrico di passargli il bricco dell’olio. Lui, approfittando della somiglianza dei bricchi, gli passo invece l’ampolla dell’aceto con cui mio padre innaffiò abbondantemente il piatto. Quando si accorse del disastro, gli mollò una sberla che, probabilmente danneggiò irreparabilmente la metà dei neuroni del cervello di Enrico … Poi se ne penti ma ormai il danno era fatto. Adesso chi va al Grottino e chiede a Enrico l’olio, può stare tranquillo, lui porterà il bricco giusto, quella lezione a qualcosa è servita.

Pagina a livello superiore:  Al Grottino del Laziale

Pagine allo stesso livello:

CONDIVIDI QUESTA PAGINA:

I commenti sono chiusi.