Ponte Risorgimento

Il Ponte del Risorgimento supera il Tevere tra Ponte Duca d’Aosta e Ponte Matteotti e collega il quartiere Flaminio con il quartiere della Vittoria.  Sulla sponda sinistra (lato Flaminio), il ponte si innesta su piazzale delle Belle Arti, dove inizia viale Belle Arti tra lungotevere delle Navi e lungotevere Flaminio.  Sulla sponda del quartiere Delle Vittorie si innesta su piazza Monte Grappa, dove iniziano viale Giuseppe Mazzini e via Marcello Prestinari, tra lungotevere delle Armi e lungotevere Guglielmo Oberdan.

Il Ponte del Risorgimento fu costruito dal 1909 al 1911, in occasione dell’Esposizione Universale, per collegare la sponda destra del Tevere dove sorgeva l’Esposizione etnografica e regionale (l’area di Piazza d’Armi approssimativamente coincidente con l’area piazza Mazzini), con a sponda sinistra, destinata all’Esposizione delle Belle Arti  (l’area di Vigna Cartoni a Valle Giulia).

Inizialmente si pensò di costruire un ponte provvisorio in legno, ma poi prevalse una tesi diversa anche in considerazione del fatto che il Piano Regolatore del 1909 prevedeva, più o meno nella stessa posizione, leggermente più a sud, uno dei tre ponti di collegamento tra il futuro quartiere Flaminio e la zona di Piazza d’Armi destinata a diventare il Quartiere delle Vittorie.

La costruzione di ponte Risorgimento presenta notevoli difficoltà  dovute alla scarsa tenuta del terreno di riporto dei due argini. Inizialmente si pensa di realizzare una struttura provvisoria in legno ma successivamente si sceglie il metodo Hennébique messo a punto dall’omonimo ingegnere e basato su una malta detta “compresso” che veniva riversata dentro un’armatura di ferro. Si tratta così del primo ponte romano in cemento armato, lungo 159 m e largo 20 m, che scavalca il fiume in una sola arcata di 100 m di luce e, per le sue caratteristiche tecniche, di una delle opere più significative realizzate nel mondo in quegli anni. L’impresa che lo costruisce, e che aveva l’esclusiva del brevetto, è quella dell’ing. Porcheddu.

Sul parapetto a valle, ai lati dello stemma capitolino si può leggere: INAUGURATO 11 MAGGIO 1911 NEL CINQUANTENARIO DELLA PROCLAMAZIONE DI ROMA CAPITALE D’ITALIA DALL’AMMINISTRAZIONE POPOLARE CITTADINA AL RISORGIMENTO DEDICATO. Era sindaco Ernesto Nathan.

Sul parapetto a monte, invece, è sottolineato l’innovativa tecnica costruttiva adottata per la prima volta in un ponte: PONTE IN CEMENTO ARMATO AD UN’UNICA ARCATA DI 100 M. DI CORDA CON UNA FRECCIA DI 10 M. COSTRUITO CON SISTEMA HENNEBIQUE DALLA SOCIETA’ PORCHEDDU ING. G.A.

E’ in realtà  una costruzione arditissima per l’epoca: l’arcata di 100 metri ha uno spessore di soli 50 cm all’imposta (lo spessore che si può vedere, da un ponte contiguo, al centro dell’arcata) e di soli 20 cm, al centro del ponte. La sua particolare snellezza è dovuta al minimo spessore in chiave (solo 85 cm) e deriva da una conformazione strutturale assimilabile a due grandi mensole che si toccano in corrispondenza della mezzeria. Alcune soluzioni innovative sono adottate a causa delle limitate capacità  di resistenza del terreno di fondazione che consigliano sia l’uso di una struttura «cellulare» – formata da una serie di nervature tra loro ortogonali – rigida ma molto leggera e quindi in grado di ridurre notevolmente i carichi, sia la sperimentazione di nuove tecniche per la realizzazione delle fondazioni stesse.

Il ponte, costruito interamente in cemento, è poi, a seguito di un concorso, rivestito in stucco a imitazione del travertino e presenta quindi una finitura che maschera la tecnologia con la quale fu eseguito. Fu subito battezzato dai romani “ponte de coccio”, forse anche in relazione al fatto che pochi si fidavano a passare sopra una struttura così esile rispetto ai massicci ponte cui erano abituati, e sotto di esso un servizio di traghettamento offriva il passaggio ai malfidati verso piazza d’Armi.

Dopo decenni di passaggio dei tram, sospeso solo nel 1952, il ponte è¨ stato sottoposto ad un complesso intervento di restauro in occasione del Giubileo 2000.

Il Ponte termina si piazza Monte Grappa dove dal 2003, in mezzo all’aiuola, è presente una vasca con una scultura. E’ la Fontana della Dea Roma di Igor Mitoraj, dono di Finmeccanica. A destra il Convitto Nazionale, al centro, dietro la fontana, la sede di Finmeccanica ed a sinistra un ristorante. Spingendo lo sguardo ancora a sinistra, lungo lungotevere delle Armi, si possono vedere una serie di villini coevi del ponte.

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