“L’Acqua Acetosa e Gigi Riva” di Luciano Valle

RACCONTO DEL FLANEUR ROMA2PASS PUBBLICATO IL 23 MARZO 2024.

Penso che a tutti noi, almeno una volta, sia capitato di entrare nel centro sportivo dell’Acqua Acetosa, come comunemente viene chiamato, dal nome della zona in cui sorge.  E’ un insieme di palestre, piscine e campi di calcio, rugby, pallacanestro, pallamano, pallavolo, hockey e perfino badminton, realizzato, su progetto dell’architetto Annibale Vitellozzi, per volere dell’allora presidente del CONI Giulio Onesti (a cui è dedicato) dopo l’assegnazione dei Giochi olimpici alla città di Roma, e inaugurato, con encomiabile e rimpianta puntualità, proprio nel 1960.   

Tra la fine degli anni ’60 e i primi del ’70, mi ci portava da bambino mio papà ma non per particolari attività sportive: semplicemente, ci passavamo bel tempo, interi pomeriggi passeggiando per i viali o giocando, con altri ragazzi, nei campi temporaneamente liberi. Poi capitava sempre qualche partita e, tra le varie discipline, quella che papà amava di più (ed ho imparato ad apprezzare pure io) era il rugby!  A parte gli incontri dell’Algida Roma, la squadra capitolina che, pur non potendo ambire ai vertici del campionato, ci regalava belle soddisfazioni, ricordo quelli della Nazionale giovanile, che, in mancanza di altre strutture più idonee, al tempo si giocavano lì.

Ma una volta (e grazie alla memoria profondissima del web, ritrovo che era venerdì 2 ottobre 1970), papà mi portò all’Acqua Acetosa per una precisa ragione: aveva letto sul giornale che quel pomeriggio ci si sarebbe allenato addirittura il Cagliari, la magnifica squadra di Manlio Scopigno, il cosiddetto “allenatore filosofo”, che, contro ogni pronostico, aveva vinto il campionato di calcio 1969-70!  Era davvero un’opportunità unica: la domenica ci sarebbe stata Lazio-Cagliari e loro, i Campioni d’Italia, sarebbero andati ad allenarsi proprio in quel centro!

Avevo sette anni ma ricordo tutto come se fosse ieri: insieme ad altri, stavo dietro alla porta protetta da Enrico Albertosi, portiere del Cagliari e della Nazionale, con i giocatori che si alternavano a tirare e noi che chiedevamo al nostro eroe di parare i loro tiri… E ricordo che Albertosi ogni tanto si voltava e ci diceva: “Questa ve la paro…”.  A un certo punto, toccò nuovamente al Campione dei campioni, il maggior cannoniere della storia del calcio italiano, colui che venne chiamato “Rombo di tuono”, il grandissimo Gigi Riva!  Fu così che quella volta Albertosi non riuscì a parare e la palla entrò in rete con una tale forza che arrivò a colpire il braccio di un ragazzino, proprio vicino a me, rompendoglielo!

Potete immaginare quel che accadde dopo… Questo ragazzino (ritrovo ora anche il suo nome, Danilo Piroddi) in lacrime, l’allenamento che si interrompe, Riva profondamente turbato e, malgrado quanto appena accaduto, incapace di negare ultimi autografi ai suoi fan… Dopo, sappiamo tutti che, per alcuni anni, continuò a giocare sempre con la stessa maglia, per una città, una regione, che elesse a vera Patria di adozione, quindi divenne dirigente sportivo, sempre a Cagliari e poi anche in Nazionale, fino al 22 gennaio scorso (2024), quando se ne è andato.

Così, ora che lui e pure mio papà purtroppo non ci sono più, ho pensato di raccontare questa storia e, documentandomi, ho anche visto che poi Riva accompagnò Danilo all’ospedale; due giorni dopo, il Cagliari batté la Lazio per 4-2, Riva segnò un gol, che dedicò al piccolo Danilo, e poi tornò pure a trovarlo con un pallone in regalo!  In verità, quel bambino gli aveva chiesto anche la maglia ma, racconta, “lui di quella n.11 ne aveva solo una, all’epoca era così e non come adesso dove le maglie le trovi anche in negozio, e quindi non me la diede”.

Dall’intervista a quello che oggi è il Sig. Piroddi, ciò che è più importante, ciò che conferma la comune stima e tutto il nostro affetto per il Campione, è che “Nacque un rapporto durato fino a ieri: ‘Io vivo in Sicilia – dice Piroddi – ma eravamo rimasti in contatto. Ci siamo sentiti e dovevo anche andare a Cagliari. Ma ora…'” (estratti dall’articolo “Il ricordo: ‘Riva con un tiro mi ruppe braccio, oggi gli sono grato'” ROMA, 24 gennaio 2024 – Redazione ANSA).

In conclusione, pensate a come cambiano i tempi: oggi, non dico il Cagliari ma neanche una squadra di serie C si allenerebbe mai in un campo aperto come era quello dell’Acqua Acetosa, senza alcuna barriera tra giocatori e pubblico.  E forse solo un giocatore di serie C sarebbe così facilmente avvicinabile e disponibile come lo erano al tempo quei campioni.  E infine, direi che oggi un responsabile sportivo ben difficilmente concederebbe a un ragazzino (o adulto che sia) di star proprio dietro alla rete.  E lo stesso genitore di Danilo sarebbe accusato di non aver tutelato il minore, di averlo lasciato in una condizione di rischio!  Non solo: sicuramente oggi quel genitore citerebbe per danni l’Acqua Acetosa, Gigi Riva e pure Manlio Scopigno!  Non basterebbe più un pallone per sistemare le cose… E non c’è dubbio: bene che ora sia così!
Però quanto era bella quella disponibilità, quella semplicità nei rapporti…  La migliore empatia mediatica possibile non avrà mai lo stesso valore.

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