Via Flaminia. La storia

Progettata dopo la via Appia (312 a.C.) e la via Aurelia (241 a.C}, la Via Flaminia fu costruita in soli due anni, tra il 220 ed il 219 a. c., dal censore Caius Flaminius., per collegare, attraverso la valle del Tevere, l’Ager Falisco, l’Umbra ed il Piceno con l’attuale Romagna, l’antico Ager Gallicus o Gallia Cisalpina. In realta Caio Flaminio stravit cioè lastricò un percorso molto più antico, da secoli utilizzato per il commercio. 

Come altre strade consolari, la Flaminia doveva consentire di raggiungere nel minor tempo possibile le zone di confine, per ragioni di ordine prevalentemente militare e amministrativo, nell’ambito della politica di espansione perseguita da Roma durante l’età repubblicana. La strada, utilizzando solo alcuni percorsi preesistenti, attraversò e collegò zone poco frequentate e difficilmente raggiungibili fino a quel momento. Successivamente divenne l’asse viario più utilizzato per le mire espansionistiche di Roma verso la Gallia Cisalpina.

L’antica via iniziava dal Campidoglio (come tutte le vie consolari), attraversava le Mura Serviane con la Porta Fontinalis, che si trovava praticamente sotto il colle. Nel suo tratto iniziale, la via correva dritta sul tracciato dell’attuale via del Corso (denominata fino a qualche secolo fa via Lata), costeggiava le alture sulla destra e, con un percorso rialzato per impedire che la strada fosse bloccata dalle piene del Tevere, arriva al Ponte Milvio dove attraversa il Tevere e piegava a destra. Quando furono costruite le Mura Aureliane, fu costruito Porta Flaminia.

Dopo aver percorso la valle del Tevere e il territorio dell’Etruria falisca, la strada attraversava l’Umbria e il Piceno, raggiungeva l’Adriatico presso Fano, proseguiva lungo la costa fino ad Ariminium (Rimini), per una lunghezza complessiva di circa 223 miglia (romane), dove proseguiva la via Emilia, la principale strada che attraversava l’Italia settentrionale da est ad ovest, e si raccordava al sistema viario dell’Europa continentaleper raggiungere le regioni occidentali dell’impero.. Dopo due secoli di vita la strada necessitò di pesanti lavori. Durante l’impero di Augusto (27 a.C.-14d.C.) furono eseguiti una serie di interventi che abbellirono e potenziarono la strada: fu rifatto il lastricato, furono eseguiti importanti lavori di restauro su diversi ponti e furono realizzate spettacolari opere come la realizzazione del ponte sulla Nera nei pressi di Narni. A conclusione dei lavori, due archi commemorativi, con l’immagine di Augusto, furono eretti su Ponte Milvio ed all’ingresso di Rimini. Successivamente sono attestati altri interventi ad opera di Vespasiano, Traiano e durante il periodo Gotico . La Flaminia in epoca romana fu spesso teatro di vicende militari.

Nel 312 d.C. presso Ponte Milvio fu combattuta la celebre battaglia tra Costantino e Massenzio. Durante le guerre greco-gotiche (535-553 d.C.), la strada, ancora in buono stato, fu utilizzata dai Goti come uno degli assi di penetrazione da nord verso la città.

Nel tardo impero, la via mantenne inalterata la sua importanza per la moltitudine di pellegrini che la percorrono per recarsi in processione presso la basilica-cimitero del martire Valentino. Successivamente il territorio del suburbio romano percorso dalla via, come molte altre zone extraurbane di Roma, subì un progressivo abbandono dovuto sia alle distruzioni causate dalle scorrerie barbariche sia alle frequenti inondazioni del Tevere. Tuttavia la via Flaminia mantenne la sua importanza e una buona percorribilità per tutto il tardo impero e nell’alto medioevo: in questo periodo infatti costituì il collegamento principale tra Roma e la nuova capitale dell’impero, Ravenna, attraverso l’importante centro longobardo di Spoletium.

Nel medio evo poi la via Flaminia acquistò un’importanza notevole con il diffondersi dei pellegrinaggi e prese il nome di via Romea in quanto portava i pellegrini a Roma (i cosiddetti Romei). Con il Rinascimento la via Flaminia continua ad essere l’arteria più frequentata e più sicura per arrivare a Roma dal nord. Il tratto iniziale da Ponte Milvio a Porta Flaminia (circa 2,5 km) spesso è destinato a grandi scenografie per l’accoglienza di personaggi illustri in visita al Pontefice e Villa Giulia era spesso utilizzata per la sistemazione ed il soggiorno di tali personaggi (per esempio, Cristina di Svezia).

In epoca Napoleonica, la Via Flaminia, nel tratto suburbano, fu scelta per accogliere un maestoso parco pubblico dedicato a Napoleone Bonaparte, che non fu mai realizzato, ma che influenzò il progetto dell’attuale sistemazione della collina del Pincio di M.L. Berthauld. A cavallo tra l’ottocento ed il novecento a via Flaminia si andava a fare “la trottata” un giro in cui si superava ponte Milvio e si rientrava in città dalla via Angelica (oggi viale Angelico), che allora era uno splendido viale tra i campi che collegava San Pietro a Ponte Milvio sulla sponda destra del Tevere.

Per approfondire: Via Flaminia. Edilizia pubblica e privata in epoca romana

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