Storia di Villa Chigi

Tra il 1763, il cardinale Flavio Chigi , della famiglia baronale di origine senese, acquista una serie di vigne non distanti dalla via Salaria, sulle colline che si affacciano sulla vallata dell’Aniene, una volta comprese nelle proprietà degli Acilii Glabriones, fino al fosso di Sant’Agnese, nella località detta il Monte delle Gioie.

Nel 1765, il cardinale da il via ai lavori di ristrutturazione di un casale rustico presente nella proprietà per adattarlo a residenza padronale e li affida prima all’architetto Tommaso Bianchi che realizza un grazioso casino, circondato da un giardino a pianta irregolare: in parte coltivato all’inglese e in parte lasciato a viali e spiazzi liberi. Nel 1967 assume la direzione dei lavori Pietro Camporese il Vecchio. Con quest’ultimo, i sei ingressi principali sono arricchiti da cornici e la decorazione degli ambienti interni è completata da Filippo Cataldi e Gioacchino Paver, con affreschi di vedute di Francesco Nubale, che ha realizzato l’affresco trompe-l’oeil della Tebaide, la sala più singolare della villa, e Giacomo Rubini, mentre la cappella, dedicata alla Vergine, è opera di Antonio Bicchierai. I lavori si concludono nel 1769,

Gli interni della Villa sono arricchiti da mobili e intagli lignei eseguiti in quegli anni da Nicola Carletti e Giovanni Ermans; da sedie e panchette intarsiate e dorate, coperte di seta azzurra a festoni di fiori; da pareti e mobilio coperti di seta di Lione.

Entro il 1776 è realizzato anche il giardino della Villa. Nella parte occidentale è impiantato un giardino all’italiana con aiuole e boschetti di lecci e decorato con arredi scultorei; nel versante orientale è realizzata una promenade costituita da un lungo viale centrale. Il viale principale del parco è piantato di lecci e bordato da alte spalliere di alloro e mortella in cui, a metà del percorso, si apre uno slargo circolare decorato da una fontana centrale e da un cabinet di verzura circolare con seditori e statue.

La Villa rimane sostanzialmente inutilizzata per quasi tutto l’Ottocento. Nel secondo dopoguerra i Chigi vendono tutta l’area agricola e il parco sottostante per realizzare costruzioni e il frazionamento della proprietà e il disinteresse dei proprietari avviano il complesso a una veloce distruzione. Anche l’insieme degli arredi originari – dai mobili all’argenteria – conservatosi integro per quasi due secoli, è venduto dai Chigi e disperso.

Alla fine degli anni ’70 il Comune di Roma avvia un’azione espropriativa intesa ad assicurarsi almeno l’area del parco. L’edificio di Villa Chigi e l’annesso giardino all’italiana rimangono di proprietà privata, separati dalla parte pubblica del parco da una recinzione.

Nel 2003 l’Amministrazione comunale ha realizzato i lavori di restauro del parco, con la riproposizione del disegno settecentesco.

Oggi l’edificio della Villa è affidato in comodato alla comunità per il recupero dei tossicodipendenti e ciò che rimane basta per comprendere tutta la sua bellezza settecentesca.

Di fronte alla villa sorge la moderna piazza Vescovio.

Sito ufficiale: www.sovraintendenzaroma.it/i_luoghi/ville_e_parchi_storici/ville_dei_nobili/villa_chigi

Bibliografia essenziale:

R. Trincheri, Una villa settecentesca poco nota. Villa Chigi, in “Roma”, 1956, pp. 413-421
G. Incisa della Rocchetta, Villa Chigi, in “Capitolium”, XXXVI, 1961, pp.3-7; I. Belli Barsali, Le ville di Roma – Lazio I, Milano 1983, pp.328-339
A. Cremona, Villa Chigi fuori Porta Salaria, in A. Thiery (a cura), Roma Salaria. La città delle Ville, Roma 2001, pp.136-139
A. Cremona, Villa Chigi, in A. Campitelli (a cura di), Verdi Delizie. Le ville, i giardini, i parchi storici del Comune di Roma, Roma 2005, pp.117-119

Immagini esterne:  Villa Chigi (Archivio Cederna, 1956 Ca),

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