Sassi di San Giuliano

In diversi documenti che descrivono il territorio intorno a Roma fino all’inizio del Novecento, troviamo lo strano nome di una località sul Tevere oggi compresa nel quartiere Parioli: i Sassi di San Giuliano.  Ma dove sono questi “sassi”, chi è San Giuliano e infine perché questa strana denominazione?       

Se vi capitasse di essere negli USA e soggiornare a Cleveland (capitale dello Stato dell’Ohio), andate a visitare il Museum of Art e non mancate di vedere un dipinto di Claude Lorain, in cui si vede un fiume che fa un’ansa sotto un’aspra altura rocciosa. Due persone in lontananza camminano in basso lungo la sponda del fiume.  In primo piano, in ombra, si vedono altre due persone e animali al pascolo.  A sinistra infine, in alto, c’è una casa con fumo che esce dal camino e, sullo sfondo al centro, un grande monte.

Il fiume è il Tevere e l’altura, assolutamente irriconoscibile, è Villa Glori e in fondo riconosciamo il profilo di Monte Mario.  La via dove le due persone camminano è un tratto della “via del Tiro delle Barche”. Siamo a Roma e il pianoro in ombra in primo piano è l’area in cui sorge la sorgente dell’Acqua Acetosa.

Questa immagine ci mostra che, fino all’inizio del Novecento, prima della trasformazione in parco in onore dei caduti della grande guerra e il tracciamento del lungotevere dell’Acqua Acetosa, il colle che oggi chiamiamo Villa Glori era un altura rocciosa, coperta di lecci e coltivazioni di alberi da frutto, particolarmente impervia specialmente sul lato verso il fiume.

In particolare, tra il colle e il Tevere, dove ora è il Bowling Brunswick, si innalzavano per alcune decine di metri una specie di “faraglioni”, grandi spunzoni rocciosi, probabilmente creati dall’erosione del fiume in piena.  Queste grandi formazioni rocciose, verticali e impervie, erano note da Secoli come come Sassi di San Giuliano.

I Sassi in particolare scomparvero quando un certo signor Vitali decise di demolirle per ricavare blocchi di roccia e pietrisco per venderli alle numerose imprese che stavano costruendo edifici al centro di Roma. Erano ancora tempi in cui ognuno, nei terreni di sua proprietà, poteva fare quello che voleva!

L’ultima risposta che devo ai lettori è perché i Sassi si chiamano di San Giuliano?  Il motivo è semplice: nel passato sopra i nostri Sassi sorgeva un punto fortificato, creato per controllare il passaggio sul fiume.  Il suo nome era Torre di San Giuliano ed era stato realizzato (come ci dice l’Eschinardi) a difesa del porto romano che sorgeva in quell’ansa.

Nel maggio 1896, nella demolizione dei Sassi di San Giuliano, sono venuti alla luce dei frammenti  ossei e altri reperti appartenenti a un antichissimo cigno.

Con il nome di via dei Sassi di San Giuliano, infine, è stato battezzata la rampa che dal vicino lungotevere dell’Acqua Acetosa sale al viadotto di corso Francia nella corsia verso Ponte Flaminio.  E’ talmente nuova che nemmeno Google si è ancora accorto di lei.

Fonti:  Giuseppe Tomassetti nel volume “La campagna romana antica medievale e moderna” dedicato alle vie Cassia, Clodia, Flaminia, Tiberina, Labicana e Prenestina.

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Villa Glori

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