Storia di Villa Glori

Tra il medio-evo ed il rinascimento il colle dove oggi sorge il parco di Villa Glori era chiamato Monte Cacciarello e ancora prima, ai tempi dei romani, Saxum Mollaricum, visto che, quando il fiume era in piena, era circondato per tre lati dall’acqua del Tevere.   

Quando l’ing. Vincenzo Glori acquista questi terreni, a metà Ottocento, l’altura era conosciuta come Rupe Boncompagni.

Nella piazza del Mandorlo, che occupa il culmine del colle c’è il relitto del tronco dell’albero di mandorlo sotto cui fu adagiato Enrico Cairoli morente mentre un’antica colonna di marmo di Pietrasanta messa lì nel 1885 commemora i garibaldini caduti nel 1867. E’ qui infatti, che nel pomeriggio del 23 ottobre del 1867, avvenne lo scontro a fuoco con i carabinieri pontifici che pose termine all’impresa dei Fratelli Cairoli e dei settanta patrioti garibaldini con la morte di Enrico Cairoli. La storia dell’impresa è stata raccontata in una lunga poesia in sonetti di Cesare Pascarella: “Villa Gloria”.

Il parco pubblico nasce nel 19    ed è dedicato a caduti italiani i cui nome era scritto su targhette di ceramica su alberi di querce, pini, ippocastani, olmi, platani, robinie, olivi.

Oggi le targhette con i nomi dei caduti non ci sono più ma frotte di bambini continuano a correre in bicicletta, giovani mamme a passeggiare con i più piccoli in carrozzina e signori e signore in mutande a correre senza sosta.

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Villa Glori

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