Casina Vagnuzzi

La Casina Vagnuzzi è in via Flaminia 118, appena dopo piazza della Marina, tra il Borghetto Flaminio e lo Studio Fortuny. E’ un elegante edificio oggi è sede attuale dell’Accademia Filarmonica Romana, una tra le più antiche istituzioni musicali romane e italiane. D’estate, nel giardino, si tengono spettacoli teatrali e musicali. Dietro l’edificio c’è uno splendido giardino che confina con Villa Strohl Fern in alto sulla collina.

MAPPA FLAMINIO 1 (zona da Porta del Popolo a Belle Arti)

La struttura originaria di questa palazzina risale alla metà del Cinquecento. Oltre due secoli dopo è inserita nella Villa Poniatowski e nel 1818 è ristrutturata su progetto da Giuseppe Valadier: tre piani e una loggia aperta su un bellissimo giardino all’italiana. Le tormentate vicende familiari costringono Poniatowski a lasciare Roma, cedendo il Casino all’amico Luigi Vagnuzzi, che lo fa restaurare da Luigi Canina intorno al 1825, trasformando l’edificio in una splendida villa di campagna con giardino all’inglese.

Il Canina decide di ampliare l’edificio inserendo ai lati due logge al primo piano, abbellite da un motivo decorativo a greca con la relativa parte al pian terreno ed eliminando l’altana posta dal Valadier a coronamento abbassarlo di un livello. In questo modo, l’edificio appare caratterizzato da una spiccata orizzontalità, evidenziata dal basamento bugnato e dalle imponenti cornici marcapiano. La costruzione tende ad alleggerirsi ai piani superiori, che si aprono nelle logge ai lati e nei due ordini di sette finestre ciascuno, scandite da doppie lesene.

Davanti alla facciata posteriore, si trova un giardino all’inglese. In fondo, nella parete di tufo, il Canina costruisce in stile egiziano una “camera egizia”, oggi in stato di abbandono, con la facciata decorata a stucco da G.B. Pantani e l’interno realizzato da Angelo Zecchini, lo stesso pittore che ha decorato l’interno della palazzina.

Dopo vari passaggi di proprietà, la Casina Vagnuzzi dal 1939 appartiene al Comune di Roma, che l’ha assegnata nel 1960 all’Accademia Filarmonica Romana, con il grande parco che si estende fino alle pendici del colle retrostante.

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