Quartiere Savoia 1942

Dal libro di Cerroni, Roma nei suoi quartieri e nel suo suburbio Palombi Editori 1942.     

Confini del quartiere: via Salaria, viale Regina Margherita, via Nomentana, Linea ferroviaria Roma Firenze, Aniene.

Aree del quartiere: Quartiere Coppedè, Intorno a piazza Caprera, corso Trieste, piazza Annibaliano, piazza Crati, Tor Fiorenza, Aeroporto del Littorio, Stazione del Littorio, Monterotondo.   

Fino ad una decina d’anni addietro si chiamava ancora il quartiere di piazza Caprera, dalla piazza che fu costruita – una delle prime – all’incontro di via Appennini con via Alpi, circa una ventina d’anni or sono. Poi, mano a mano, il vasto complesso edilizio e stradale prese forma e fisionomia: nacquero le ampie strade dedicate ai fiumi e, infine, il quartiere mutò il suo antico nome in quello più logico di quartiere Savoia, ché tal nome gli deriva dalla residenza dei nostri Reali nella villa sulla via Salaria che si chiamava Villa Ada.

Vastissima zona ha, dunque, inizio a partire dalla sinistra della Nomentana e lambendo per un lato il viale Regina Margherita si spinge fino all’Aeroporto del Littorio dove ora è sorta la nuova grande stazione del Littorio. E un quartiere mutevole di aspetti ma eternamente primaverile chè le sue strade sono alberate, le sue case adorne di piccoli parchi, le sue piazze ingioiellate da aiuole.

Intorno a piazza Caprera 1942

Corso Trieste è una delle arterie più ampie dei quartieri moderni; al centro è tracciata la smeraldina scia delle aiuole e prendendo le mosse dalle ultime propaggini del massiccio ed architettonico quartiere cosiddetto Coppedé dal suo costruttore, giunge sino alla zona più recente e in parte in via di sviluppo, che s’intitola a località del nostro Impero coloniale: viale Eritrea (la principale), via Asmara, Tripoli, Adigrat, Bengasi, Tobruk, ecc. I suoi abitanti lo chiamano il “quartiere abissino” con un nome errato per quanto concerne località ed improprio per quanto concerne aspetto ché la zona modernissima è luminosa ed elegante (ndr il quartiere Africano). Da questo versante della città ha continuazione dopo il quartiere Italia, la zona signorile che giunge sin oltre l’Acqua Acetosa in un susseguirsi di strade e di panorami simili per eleganza, mutevoli per fisionomia (ndr il qurtiere Parioli).

Quartiere Coppedè 1942

Ma per tornare a questa parte del quartiere occorre rilevare la sua fisionomia curata fin nei particolari: fino le lampade sorrette da braccia di ferro battuto, fin le tegole dei tetti un pò spioventi s’intonano all’aspetto architettonico originale dell’insieme. Spiace quasi che in via Ticino sia sorta d’improvviso una casa di color vivo, di stile sfacciatamente ultra novecento. Tutta la zona ha preso vigore dal 1926 in poi chè prima d’allora la città – salvo qualche raro villino sparso sulla Salaria – s’era arrestata e sembrava non dover proseguire oltre il viale Regina Margherita.

Ancor oggi là dove il corso Trieste confina col viale Eritrea la zona è in sviluppo e vi si vedono tutt’ora quelle aree spoglie di costruzioni che ormai però, il Piano Regolatore ha previsto come zone edilizie intensive. Si passa dall’estensivo all’intensivo di colpo: ché avvicinandosi a piazza Verbano cominciano le massicce costruzioni dell’INCIS.

Ricordo fino a pochi anni addietro l’aspetto campestre delle vie che avvolgono quella nobile istituzione che è la Casa di lavoro dei Ciechi di guerra, situata nella zona le cui vie son dedicate a località e fatti gloriosi della guerra del 1915: via Gradisca, via Parenzo, via Rovereto, via Aquileia. Zona che si distacca alla destra di quel viale Gorizia oggi fiancheggiato da case di un ‘900 lussuoso.

Sulla sinistra esiste ancora la via Giulio Alberoni che rimonta all’epoca in cui la zona era campagna e che prende il nome dalla villa che qui dona ombra e frescura a tutta la zona, insieme a quell’altra dell’architetto Francesco Bruno entro la quale si leva alta una torre adorna della curiosa scritta VOLITO VIVO PER ORA VIRUM (Svolazzo vivo sulle bocche di tutti) e che evidentemente si riferisce al vento. Parole attribuite ad Ennio da Cicerone. Queste vie piuttosto strette e fittamente alberate ci ricordano un poco la poesia fragrante delle strade di Capri adorne di oleandri in fiore.

Via di Santa Costanza e via di Sant’Agnese sono gli accessi che dal quartiere Nomentano adducono alla zona di piazza Annibaliano e di conseguenza al cosiddetto quartiere “tripolino» o ” coloniale “, o, “abissino” per i nomi delle sue strade e non già per il suo aspetto che è tra i più moderni. Quartiere che si è arricchito di una delle più luminose scuole romane, quella intitolata ad Ugo Bartolomei. Più oltre s’entra nel quartiere dei fiumi, dei torrenti, dei laghi, ove le antiche zolle e le pietre si son convertite in aiuole e giardini.

Da piazza Verbano a Tor Fiorenza 1942

La stazione del Littorio (ndr non presente su Roma2pass)

L’aeroporto del Littorio (ndr non presente su Roma2pass)

Ed ora ritorniamo dalla breve gita, nel luminoso quartiere Savoia per concluderne la panoramica visita con qualche cifra e qualche dato indicativo.

La popolazione presenta i seguenti dati 21.526 maschi e, naturalmente 29.419 femmine. in complesso una popolazione di 50.945 anime. L’andamento demografico mensile si aggira in media sui 65 nati contro 27 morti; vale a dire un eccedenza di 38 nati al mese, undici dei quali riguardano famiglie con già più di 4 figli.

Il sistema stradale si compone di: 1 circonvallazione; 1 corso: 3 larghi; 23 piazze; 141 vie; 6 viali; 4 vicoli. In totale un complesso di 189 strade. Il Gruppo Rionale Fascista s’intitola al martire « Edoardo Meazzi ed ha la sua sede a piazza Verbano. Fu ampliata questa bella sede nel 1934 con l’aggiunta dei locali per il Fascio Giovanile e per la G.I.L.

Fonti: Cerroni, Roma nei suoi quartieri  e nel suo suburbio Palombi Editori 1942.

Bibliografia essenziale:

  • FERDINANDO GRECOROVIUS: Storia della città di Roma nel medio evo. Vol. I.
  • GUGLIELMO CERONI: Roma Intima.-Atena.-Roma , 1938.
  • E. PONTICELLI: La sistemazione dei servizi ferroviari di Roma.-Estratto dall’Ingegnere N. 7, 15 luglio 1934.
  • SINDACATO PROV DI ROMA DEGLI INDUSTRIALI: Annuario dell’industria a Roma e nel Lazio. 1938.
  • E. MARIGNANI: Parchi e giardini pubblici a Roma nell’anno VII. Rivista Capitolium n.3 Marzo 1931.
  • BRUNO BRASCHI: I giardini dell’anno VIlI. Capitolium” n. 3.Marzo 1931.
  • CARLO PALICE: “Le alberate di Roma”. 1898.
  • I dintorni di Roma. -Istituto Industriale editrice.-Roma.
  • GUGLIELMO CERONI: L’asilo materno di Monterotondo.
  • P. F. FERRAIRONI: Iscrizioni ornamentali. Roma, 1937

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