Villa Villegas

Villa Villegas Tavazzi o Villino Villegas sorgeva all’angolo tra viale dei Parioli e via Antonio Stoppani dove ora vediamo due grandi palazzine moderne. Villa Villegas è il primo edificio ad essere costruito su Viale dei Parioli, al n.11, nel Quartiere Pinciano, un interessante esempio di eclettismo esotizzante fin de siècle, barbaramente demolito negli anni Cinquanta.

MAPPA della Zona Pinciano 4 (da piazza Pitagora a piazza Euclide)

In via Antonio Stoppani 10 all’angolo con Viale dei Parioli,, c’è una bella palazzina doppia, del 1955 dell’arch. Amedeo Luccichenti e Vinvenzo Monaco. Prima della palazzina qui c’era una villa in stile ispanico moresco: Villa Villegas.

Nel 1887 il pittore sivigliano Josè Villegas y Cordero decise di costruire un villino, che funzionasse da residenza e studio, in stile moresco immerso nella natura selvaggia e incontaminata dei Parioli. Il progetto è curato dallo stesso Villegas in collaborazione con l’architetto palermitano Ernesto Basile (1857-1932) l’architetto di Villa Igea e Villa Florio nella sua Palermo e a Roma della nuova aula del Parlamento di Montecitorio. .

I lavori terminarono nel 1890 e Villa Villegas solleva inizialmente un coro di lodi ed è citata anche nella Enciclopedia Spagnola come esempio di buona architettura iberica nel mondo. La celebrità per questo edificio arriva con il romanziere Paul Bourget (1852-1935) che ambienta qui (però, chissà perchè, trasferita all’Esquilino) una delle drammatiche scene di un suo romanzo.

Acquistata dai Tavazzi, a cavallo della seconda guerra mondiale fu la residenza del cardinale Massimo Massimi. Fu demolita alla morte del cardinale, appena dopo la guerra. Approfittando del fatto che non era ancora scattato il vincolo della sovrintendenza che dovrebbe tutelare tutte le costruzioni più antiche di cinquant’anni.

Il villino aveva una pianta quadrata, la facciata su viale dei Parioli aveva un piccolo avancorpo su cui si apriva una grande loggia a trifora su colonnine decorata da  mocarabes e arabeschi e incorniciata da una fascia di stelle geometriche, ispirata all’Alhambra, la loggia si apriva, all’interno, sul grande scalone d’ingresso. La trifora era affiancata da finestre su colonnine sempre con decorazioni in arabesco molto elaborate, in basso si apriva invece il portale d’entrata con arco a tutto sesto, che conduceva allo scalone.

>Il resto della facciata era dotato di due bifore di tipo moresco al pianterreno e due finestre con volta a ferro di cavallo al primo piano, una fascia di arabeschi correva longitudinalmente sotto le bifore, per poi terminare verticalmente all’angolo dell’edificio fino al primo piano.

Una grande fascia di forme geometriche a stella decorava l’attico correndo lungo tutto l’edificio, sopra quest’ultima erano presenti dei merli triangolari di stile ispanico. Sopra lo scalone era stata progettata da Basile una torretta con tetto a spioventi, che fu poi modificata nell’elemento più spettacolare del complesso: una cupola innestata su una loggia quadrangolare con tre finestre con arco a ferro di cavallo per ogni lato, decorata da arabeschi e da una merlatura terminale. La cupola circolare era tutta decorata da arabeschi ed era sormontata da un puntale dotato di varie sfere, nel tamburo della cupola si aprina una porta a tutto sesto architravata che conduceva al terrazzino della loggia.

L’elemento più interessante dell’interno del villino era lo scalone d’entrata che conduceva dal piano seminterrato al pianterreno. La parte bassa dell’ingresso era rivestita di fasce bugnate, una balaustra traforata accompagnava lo scalone fino al piano superiore, quì otto colonne identiche a quelle della loggia esterna sorreggevano la grande cupola che era decorata con splendide muqarnas. Le esili colonne sostenevano sui capitelli cubici pilastrini istoriati affiancati da quattro colonnine i quali sorreggevano a loro volta gli archi a sesto acuto decorati da mocarabas, questi si fondevano infine con le le muqarnas della base della cupola. Le colonne e gli archi appena descritti erano quasi la copia fedele del Patio de los Leones dell’Alhambra.

La descrizione dell’edificio è tratta da www.rerumromararum.com

Nei dintorni: piazza Pitagorapiazza Ungheria,

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