Il racconto di via Panama

Via Panama collega via Salaria a piazza Ungheria e fa parte dell’asse viario che collega il quartiere Trieste ai Parioli e a tutto il quadrante nord ovest della città.

Via Panama nasce dopo la prima guerra mondiale, dalla lottizzazione del parco di Villa de Heritz.  Apparteneva a questa villa sia il lato verso il muro di cinta di Villa Ada dove oggi è il Parco Isac Rabin, sia il lato opposto, verso via Bruxelles e Villa Grazioli, in cui è sorto un quartiere di palazzine.  Palazzine particolari visto chequest’area dovrebbe far parte del grand-tour cittadino di qualsiasi architetto o aspirante tale.

Partendo da piazza Ungheria, sul lato sinistro troviamo il complesso parrocchiali di San Roberto Bellarmino, il muro di cinta della LUISS che ha sede nel casino nobile dell’antica Villa de Heritz e il cantiere di un parcheggio su cui il giudice a messo i sigilli da anni.  Superato un sentiero sul lato sinistro, che arriva a via del Canneto, inizia il Parco Isac Rabin che costeggia Via Panama fino agli edifici all’angolo con via Salaria.  Nel grande parco c’è, un piccolo parco giochi per bambini, i ruderi del Bar Panamino ormai chiuso e, dietro, appena visibile, il monumento alla Lingua Madre che la comunità Sri Lanka innalza in tutte le città dove esista una consistente comunità di persone del loro paese.  Lì dietro, lungo la rete di recinzione sul lato opposto di via Panama, c’è un piccolo ingresso a Villa Ada.

Al n. 79 o 87, prima di arrivare a via Salaria, vediamo una palazzina di Mosè (poi Mario) Tufaroli del 1936.  Se conoscete qualcuno che abita lì, andatelo a trovare per vedere le scale di servizio nel cortile!

Arrivati a via Salaria, la palazzina all’angolo, sulla destra, era di proprietà Savoia e, prima dell’ultima guerra mondiale, ha ospitato parecchi ospiti della famiglia reale.

Attraversiamo la strada e torniamo indietro sul marciapiede sull’altro lato

da fare

n.110 la doppia palazzina su via Panama e su via Bruxelles 59-61, è stata realizzata dall’ing. Paolo Tuccimei nel 1937 n.110 la doppia palazzina su via Panama e su via Bruxelles 59-61, è stata realizzata dall’ing. Paolo Tuccimei nel 1937

… dove troviamo il lavoro di Ugo Luccichenti e altri importanti architetti romani che nei primi anni ’60 anni del XX secolo hanno realizzato qui una specie di collezione di “palazzine”, realizzate quasi tutte dalla società Immobiliare.

Le prime palazzina in via Panama sono quasi tutte di Ugo Luccichenti.  Quella al civico 102 sembra sorridere con la sua facciata concava.  Quelle un po’ più avanti, ai civici 92 e 96,  sono … di Mario Tufaroli Luciano caratterizzate da somiglianze e differenze che si attraggono.

Anche le palazzine al n. 88, e 86 di via Panama, ai due lati di piazza Bangladesh dove si dipartono via Lima e via Polonia, sono particolari. La base dell’edificio al civico 88 evoca la prora di una nave e Ugo Luccichenti risolve il “problema” dei due spigoli prospicienti ai due lati della piazza attraverso una sorta di dialogo concavo-convesso fra gli stessi. Al numero 86, in particolare, l’elegante palazzina, presenta il portone con doppio accesso, da via Panama e via Lima, per permettere all’autista, in caso di pioggia, di far scendere i passeggeri al coperto, e vediamo nei piani superiori grandi terrazzi (oggi tutti chiusi da vetrate) per convincere gli acquirenti ad acquistare un appartamento qui, invece di un villino.  A fianco all’ingresso su via Panama di questa palazzina, una targa ci ricorda che qui abitava Mario De Bernardi, asso dell’aviazione italiana.

TERMINE 1A PARTE

 

seconda opera di Mario De Renzi, ..

la palazzina al civico 20 di Ugo Luccichenti , con finiture in marmo Verde Alpi, divenute un cimelio per l’esaurimento della cava.

All’angolo con piazza Cuba, la Palazzina Theodoli di Mario De Renzi (1929) (l’autore della celebre Palazzina Furmanik sul Lungotevere Flaminio)

via Lima uno straordinario esercizio compositivo di Pietro Sforza.

Sul lato sinistro invece all’angolo con piazza Ungheria …

4 opere di Ugo Luccichenti,

oltre ad altre opere di architetti meno conosciuti ma che hanno sostanzialmente condizionato l’immagine della nostra città ed il nostro stile di vita (G.B. Milani, Mariani, Marcello Partini, Gino Franzi ed altri). con trovate a volte geniali che i vari architetti hanno introdotto nei loro progetti per “diversificare” le varie palazzine rifacendosi alle principali correnti culturali mondiali del loro secolo.

Alcuni alberi di Via Panama, quelli che sono rimasti in vita, sono dei ciliegi giapponesi che a primavera si riempiono letteralmente di grappoli rosa. Furono portati in regalo al Re dall’imperatore del Giappone Hirohito quando venne in visita in Italia prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Il Re li regalò a sua volta al Comune di Roma che li mise a dimora su questa nuova strada vicino la residenza reale che fu chiamata per l’occasione via del Giappone.

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Via Panama

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