Palazzo Corrodi

Palazzo Corrodi sorge in lungotevere Arnaldo da Brescia 4 e occupa tutto l’isolato tra lungotevere Arnaldo da Brescia, via Luisa di Savoia, via Maria Adelaide di Savoia e via Maria Cristina di Savoia. Oggi è la sede della Cassa di previdenza dei geometri.

MAPPA della Zona Flaminio 1 (da Porta del Popolo a Belle Arti)   

E’ uno strano palazzo ricco di grandi finestre, composto di tre piani fuori terra che presenta particolari architettonici degni di nota tra cui la scala e le vetrate che la illuminano. Il palazzo è dotato di una sala conferenze della capienza di oltre 150 posti, la sala Trilussa, e di un moderno autosilo nei due piani inferiori che nei periodi di piena sono sotto il livello del fiume. Tutti elementi introdotti nella ristrutturazione terminata nel 1992.

Il palazzo risale ai primi anni del Novecento e è costruito da Hermann Corrodi (Frascati 1944 – Roma 1905) pittore paesaggista, figlio del celebre pittore Salomon Corrodi nell’area fuori le mura Aureliane, dove sorgeva prima la Legnara nuova e poi il Mattatoio, successivamente detto l’Antico Macello. Inizialmente è adibito a studi artistici e abitazioni.

Costruito tra il 1903 ed il 1906, sul progetto in stile umbertino dell’ingegner Gualtiero Aureli, il palazzo si anima di personalità di spicco, della storia artistico-culturale italiana della prima metà del ‘900. Fu scelto come atelier da artisti quali Onorato Carlandi, Enrico Coleman, Giulio Aristide Sartorio, Paolo Michetti e lo scultore Christian Hendrik Andersen.

Sulle pareti esterne è presente lo stemma dei Corrodi ??? e le decorazione della facciata su via Luisa di Savoia sono ispirate alla pittura. sulla facciata su via Maria Cristina un grande bassorilievo quadrato, rappresenta ???

Nel 1924 alcuni studi d’artista del palazzo sono trasformati in studi radiofonici dalla neonata URI (Unione Radiofonica Italiana). Ed è qui che è registrato l’annuncio che da inizio alle trasmissioni radiofoniche. Una targa in via Maria Cristina ricorda questo avvenimento.

Negli anni Trenta, dopo una profonda ristrutturazione di Andrea Busiri Vici, l’edificio è stato la sede italiana della Metro Goldwyn Mayer Films. Poi, con l’autarchia, subentra la Fonoroma. In un mezzanino di palazzo Corrodi, con ingresso indipendente in via Cristina di Savoia, va ad abitare Trilussa con la fedele Rosa, e lì muore 1950

Negli anni Ottanta il palazzo è acquistato dalle Cassa dei Geometri e dal 1988 al 1992 è oggetto di un completo restauro sotto la direzione di Paolo Portoghesi. “Nel palazzo Corrodi la scala appesa al soffitto per tre piani punta all’interferenza di tre condizioni luminose: il controluce della visione frontale; la luce radente che nelle vedute dal basso esalta la spazialità della superficie elicoidale e la luce filtrata delle vetrate che con la forza del colore riunifica la visione.” (dal testo La luce come materiale da costruzione, di Paolo Portoghesi)

Nel restauro, per creare importanti sale riunioni al piano terra, è stato completamente eliminato il mezzanino, dove era l’appartamento di Trilussa. Fortunatamente l’ambiente della casa, con il mobilio, i lumi, i sopramobili e tutto il resto, è stato fedelmente ricostruito al Museo di Roma a Trastevere.

Nei dintorni: Ponte Margherita, Reale Circolo Canottieri Tevere Remo,

In rete:  www.iltravertino.com/interni-palazzo-corrodi.html,

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