Risultati della ricerca per: braccia porta pia

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“VIA BARNABA ORIANI: IL GIARDINO DEI PARIOLI” è una passeggiata Roma2pass sul percorso dell’antica via Salaria, tra catacombe ormai dimenticate, antiche ville e costruzioni, ma non solo. Osservando villini e palazzine ai lati della via e sulle strade adiacenti, ci sembrerà di sfogliare un libro di architettura di metà Novecento.  Continue reading

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Numero sette

Il numero sette nell’antichità era un numero speciale in quanto nei riti magici simboleggia la perfezione.  La spiegazione è facile: 7 è uguale a 3 + 4 e quindi è formato dall’unione:

  • della triade del 3 che è il simbolo del divino che, notoriamente è Uno e Trino,
  • con la tetrade del 4 (cioè i quattro elementi che costituiscono l’universo e cioè Aria, Acqua, Terra e Fuoco).

Il numero 7 quindi per le antiche civiltà (e non solo antiche) indica la pienezza, in quanto unisce la natura fisica (i quattro elementi) con la natura spirituale (una e trina), cioè la natura umana e la natura divina.  Continue reading

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Scuola Via Volsinio

3. La Vostra Scuola :  Edificio scolastico Mazzini

L’imponente ed elegante edificio che attualmente ospita la sede centrale dell’Istituto comprensivo “Via Volsinio” (che riunisce le Scuole primarie “Mazzini” e “Via Santa Maria Goretti” e la Secondaria di Primo grado “Esopo”) fu realizzato nel 1931 su progetto dell’ingegnere Cesare Valle (1902 – 2000) Cesare Valle è uno dei grandi protagonisti dell’architettura romana, fondatore dello “Studio Valle Progettazioni” tuttora esistente e protagonista di grandi e prestigiosi progetti in tutto il mondo.  Continue reading

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Seti I

Seti I (1324 a.C. Circa – 1279 aC) è stato un faraone della XIX dinastia egizia.
Il nome Seti è traducibile come Uomo di Seth, stando a indicare che Seti I si poneva sotto la protezione di tale dio.
Dettaglio del busto di Seti I da una statua che lo raffigura inginocchiato in atto di adorare una divinità, probabilmente Osiride, in granodiorite. Le braccia sono mancanti. Metropolitan Museum of Art, New York[7].
Dopo l’eresia amarniana di Akhenaton (1351 a.C. – 1334 a.C.[4]) e gli sconvolgimenti sociali, religiosi e politici che ne conseguirono, con pesanti ripercussioni sui caotici regni di Ankhtkheperura, Smenkhara, Tutankhamon e Ay, la priorità dei successori Horemheb (iniziatore di una grande riforma[8]), Ramses I e Seti I fu ristabilire l’ordine in Egitto e riaffermare la sovranità egizia su Canaan e la Siria, gravemente compromessa dall’espansione della potenza ittita.
Figlio di Ramses I –
Attività edilizia e monumenti[modifica | modifica wikitesto] L’attività di costruttore di Seti I fu notevole, tra le opere più importanti: il completamento della sala ipostila di Karnak ed il suo tempio funerario ad Abido dove fece realizzare un rilievo in cui egli stesso compare mentre compie un omaggio nei confronti di 76 suoi predecessori; è questa la famosa “Lista reale di Abido” che inizia da Narmer ed una delle fonti di maggior importanza per la cronologia dei sovrani egizi. Promosse la realizzazione di obelischi in onore di Ra per abbellire il tempio di Eliopoli, di cui resta l’obelisco Flaminio, che sarà completato dal figlio Ramses II e poi trasportato a Roma da Augusto.

Seti I e il principe ereditario Ramses, futuro Ramses II, davanti alla lista ufficiale dei faraoni (che segue a destra), intenti alla sua lettura. Tempio funerario di Seti I ad Abido.
non era ancora cinquantenne quando morì
La tomba ben conservata di Seti I (KV17) fu rinvenuta nell’ottobre del 1817 da Giovanni Battista Belzoni nella Valle dei Re; si rivelò la più lunga (136 metri[23]) e la più profonda fra tutte le tombe faraoniche del Nuovo Regno. Fu anche la prima a essere decorata in ogni suo punto, con raffinati bassorilievi e pitture di colori vivaci. Questo vasto complesso iconografico fornì un modello seguito da tutti i successivi faraoni del Nuovo Regno.
Il suo imponente sarcofago, ottenuto da un unico blocco di alabastro, decorato su ogni lato (all’interno si trova un’immagine della dea del cielo, Nut, oltre a varie divinità che avvolgono il corpo del faraone[25]), si trova al Sir John Soane’s Museum, a Londra; Sir Soane lo acquistò per la sua collezione nel 1825, quando il British Museum rifiutò di pagare le £2000 del suo prezzo[26]. Al momento dell’arrivo al museo, l’alabastro del reperto era completamente bianco e ancora arricchito con inserti di solfato rameico di colore blu posizionati nell’antichità. I due secoli trascorsi nel clima di Londra e l’inquinamento hanno fatto scurire il sarcofago, portandolo a un colore brunato; inoltre l’umidità ha causato la caduta delle decorazioni blu[26]. Sull’intero corpo del sarcofago sono incisi brani dal Libro delle Porte, un importante testo sacro funerario che descrive il viaggio notturno del dio-sole Ra nell’oltretomba[25][27].
La mummia di Seti I fu scoperta nel 1881, nel nascondiglio delle mummie reali a Deir el-Bahari, e identificata grazie al nome inscritto sul coperchio del sarcofago[28]. Da allora si trova al Museo egizio del Cairo. Fu sbendata da Gaston Maspero il 9 giugno 1886[28].
Dagli esami condotti sulla mummia di Seti, forse la meglio conservata di tutte le mummie egizie[29], è emerso che il re
inaspettatamente[30], in netto contrasto con i suoi predecessori Horemheb e Ramses I e con il figlio Ramses II, che si spensero in età avanzata o molto avanzata. Le cause di questa morte abbastanza prematura sono sconosciute; sulla sua salma non c’è traccia di violenza. La testa fu rinvenuta distaccata dal corpo, ma il danno è imputabile all’azione dei razziatori di tombe: i sacerdoti di Amon della XXI dinastia la riattaccarono con cura servendosi di panni di lino. Si è ipotizzato che potrebbe essere morto per una malattia cardiaca che l’avrebbe afflitto per anni. Enigmaticamente, il cuore fu rinvenuto nella parte destra del torace, quando la prassi prevedeva che fosse rimesso a posto, mummificato, nel lato sinistro: alcuni ipotizzano che potrebbe essersi trattato di un grossolano errore, oppure di un tentativo poco chiaro di far funzionare meglio l’organo nell’aldilà[28].
La mummia di Seti I è lunga un metro e 70 centimetri[31]. Per il suo stato di conservazione straordinario e la perizia dell’arte degli imbalsamatori, lasciò ammirati gli scopritori e i ricercatori[29]; Maspero, che la sbendò, commentò:
«Era un capolavoro dell’arte dell’imbalsamatore, e l’espressione del volto era quella di uno che appena qualche ora prima ha esalato l’ultimo respiro. La morte aveva leggermente teso le narici e contratto le labbra, la pressione delle bende aveva un poco appiattito il naso e la pelle era annerita dalla pece; ma un calmo e mite sorriso aleggiava ancora sulla bocca e le palpebre semiaperte lasciavano intravedere sotto le ciglia uno scorcio di una riga apparentemente umida e brillante, il riflesso dei bianchi occhi di porcellana introdotti nelle orbite al momento della sepoltura[29]»

La figura di Seti I è stata più volte utilizzata in produzioni cinematografiche. Nel film I dieci comandamenti Seti viene presentato come un re giusto e bonario. È interpretato da Cedric Hardwicke. Apprezza molto le capacità di Mosè, suo nipote adottivo, e lo ama molto più di quanto non ami il proprio figlio Ramses. Viene presentato come un sovrano generoso, che nutre gli affamati e adotta gli orfani. Detesta le trame ambiziose del figlio e lo rimprovera per non aver concluso la costruzione della città del tesoro. Affida il compito a Mosè che lo realizza nel migliore dei modi. Ramses viene invece incaricato di trovare il misterioso liberatore degli ebrei. Pensa che il nipote voglia tradirlo e si reca da lui per chiedere spiegazioni ma scopre che le voci che parlavano di lui come traditore erano solo calunnie di Ramses. Nel giorno del giubileo però, quando Seti dovrà decidere quale fra Ramses e Mosè dovrà divenire nuovo sovrano, è costretto a scegliere il proprio figlio perché il nipote è stato condannato come ebreo e assassino. A malincuore lo esilia dal proprio regno e cancella il suo nome da tutti i monumenti egizi. Muore in età avanzata, pronunciando il nome di Mosè, amato più del proprio figlio.
Nel film d’animazione Il principe d’Egitto Seti viene presentato come un sovrano potente e apparentemente giusto. Intende fare dell’Egitto un impero, sfruttando però la forza degli schiavi che lavorano per lui. Per paura di una ribellione fa massacrare tutti i bambini ebrei, un’azione ritenuta orribile da lui stesso sebbene necessaria, giustificandola come adatta alla condizione servile di quel popolo. Ama alla stessa maniera sia Ramses che Mosè, rimproverando spesso il primo perché vuole fortificarlo e prepararlo così al futuro di faraone. Quando Mosè scopre le sue vere origini e il massacro compiuto dagli uomini di Seti, cerca di consolare il figlio adottivo, causando però soltanto la sua fuga.
Seti I fa una breve apparizione anche nella saga La mummia. Nel primo capitolo della saga egli viene assassinato per mano di Imhotep, la futura mummia. Nel secondo capitolo La mummia – Il ritorno, oltre ad un flashback sull’assassinio già citato, l’immagine di Seti viene riproposta e contestualizzata nel corso di un combattimento tra Anek-sun-amun (sua amante prediletta e futura concubina del gran sacerdote Imhotep e sua complice nell’assassinio del faraone) e Nefertari (sua figlia, che non ha alcun legame con la Nefertari storica). Nel musical “I dieci comandamenti” è l’unico, fra i personaggi secondari, a non parlare.

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“Fra cannoni e osterie” di Armando Bussi

Non tutti sanno che Porta Pia sostituisce una più antica porta romana, dalla quale usciva, con un tracciato leggermente diverso dall’attuale, la via Nomentana. Tale porta, anch’essa chiamata porta Nomentana, era stata realizzata nelle mura edificate sotto l’Imperatore Aureliano tra il 270 ed il 275 d.C. e  venne murata 15 secoli dopo (nella foto) sotto Papa Pio IV. Fu infatti tale Pontefice che fece costruire – circa 80 metri più a ovest, fra il 1561 e il 1564 – la Porta che da lui prese il nome, progettata da Michelangelo Buonarroti in modo tale da risultare in asse, da una parte, con la nuova Strada Pia (attuale via XX Settembre); dall’altra, con un differente percorso della via Nomentana; così si creò un unico rettifilo, dal Quirinale fin quasi al complesso della Basilica di Sant’Agnese. Continue reading

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