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Agnese

Agnese è una giovane cristiana martirizzata durante le persecuzioni di Decio (250) o Valeriano (257) o, secondo altri, di Diocleziano (304). Intorno al luogo della sua sepoltura, sulla via Nomentana, è sorto nei secoli la basilica di Sant’Agnese, il Mausoleo di Costanza, la Basilica Costantiniana e, visto il posto isolato in cui il complesso si è trovato per secoli, il cosiddetto Convento fortificato di Sant’Agnese.

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Catacombe di San Valentino

Le porta d’ingresso delle catacombe di San Valentino è dietro un muro a destra di viale Maresciallo Pilsudski, dopo pochi metri, venendo da viale Tiziano, dalla cancellata che racchiude i resti della Basilica di San Valentino. La catacomba fa parte del complesso archeologico di San Valentino, che comprende anche la Basilica di San Valentino e il complesso cimiteriale in superficie, ormai sepolto sotto il viale antistante.

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Sacco di Roma dei Visigoti

Non altrimenti che Porta Collina, anche Porta Salaria, nonostante fosse stata irrobustita da Onorio, subì vigorosi oltraggi.  Il più grave fu quello inferto da Alarico (370-410) re dei Visigoti che prima dell’alba del 24 Agosto del 410 trovò i battenti della porta aperti e potè dilagare nella città saccheggiandola per tre giorni. Non è possibile stabilire con esattezza le modalità dell’ingresse dei Visigoti in Roma che avvenne al termine del terzo assedio portato da Alarico alla città. Che la città cadde con il tradimento, questo sembra confermato dall’assenza di qualunque memoria relativa a fatti d’armi o assalti dei barbari contro le mura.

Inoltre, noi sappiamo che Roma venne conquistata dai Visigoti nel cuore della notte, come scrive San Gerolamo. Il che rafforza la tesi di un’azione di sorpresa, probabilmente favorita dall’interno, non certo quella di una battaglia notturna, che sicuramente non ebbe mai luogo. Rimane più probabile l’ipotesi che l’ingresso dei Visigoti in città sia stato favorito dai loro naturali alleati, i pagani, gli ariani o magari qualche schiavo di razza germanica rimasto, suo malgrado, sotto il giogo degli antichi padroni. I Visigoti, quasi appena penetrati in città appiccarono il fuoco ai grandiosi Horti Sallustiani, situati vicino alla Porta Salaria. Poi continuarono incendi, stupri, devastazioni e violenze di ogni genere che pare risparmiassero solo le basiliche di San Pietro e San Paolo all’interno delle quali poterono rifugiarsi i romani terrorizzati.

Ma le altre chiese, i templi e le case furono devastati, come, ad esempio, l’incendio documentato della basilica di S. Maria in Trastevere. Ma vi sono prove che non pochi altri edifici importanti subirono una eguale sorte : nel quartiere aristocratico del Celio andò bruciato il palazzo di Santa Melania e Piniano, due giovani nobili cristiane, ed il palazzo dei Valerii, le terme di Decio, il Tempio di Giunone, del pari andò bruciata la grandiosa basilica Aemilia nel Foro Romano, fra la Curia e il Tempio di Antonino e Faustina; ancor oggi sono evidenti i restauri dell’età di Onorio e il pavimento sovrapposto a quello precedente, del tempo di Augusto.

Il fuoco appiccato in più punti ebbe conseguenze assai gravi per i monumenti del passato. Eppure anche da questo colpo l’Urbe avrebbe potuto risollevarsi a sfidare i secoli, se l’incuria degli uomini e il saccheggio medioevale degli antichi edifici non avesse recato alle antiche memorie il colpo decisivo. Le distruzioni monumentali di Alarico, Genserico, Ricimero e Totila non furono niente al confronto di quelle dei Romani medesimi. Alarico si allontanò da Roma portando con sé un immenso tesoro ed anche, come ostaggio, la sorella di Onorio, Galla Placidia che poi sposò suo cognato e successore Ataulfo.

Ma il re visigoto non fece in tempo a raggiungere le provincie del Nord Africa, dove era diretto, perché morì a Cosenza. Il suo corpo, con il suo cavallo e tutta la sua parte del bottino, narra la leggenda, fu seppellito nell’alveo del fiume Busento le cui acque furono fatte deviare per l’occasione e poi reimmesse nel letto usuale.

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